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Islam, terrorismo e immigrazione, il teorema degli imbecilli

di Salvo Ardizzone

L’ondata isterica quanto strumentale di islamofobia, successiva ai fatti di Parigi, ha preso di mira ossessivamente l’immigrazione clandestina, dipingendola come un gravissimo problema per la sicurezza; da ultimo anche il ministro Gentiloni, al margine dell’incontro di Londra del gruppo ristretto della coalizione anti-Isil, s’è unito al coro paventando rischi d’infiltrazione terroristica attraverso quella via, salvo correggersi subito dopo dichiarando che: “Confondere terrorismo e immigrazione è un’idiozia; sostenere che fra le decine di migliaia d’immigrati che approdano con i barconi sulle nostre coste si annidino terroristi non ha senso”.

Appunto: sono disgraziati spinti dalla disperazione; s’affidano a bestie come i trafficanti che, dopo averli rapinati di tutto, li mettono in mare su mezzi sconquassati che molte volte affondano seppellendoli nella liquida tomba del Mediterraneo. Il coro becero che s’è levato dalla Destra (vedi Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e compagnia) è una squallida dimostrazione di cinismo: additando il “nemico” a un elettorato disorientato da fatti che i media si guardano dallo spiegare, e inasprito da una crisi senza fine a cui nessun politico si applica realmente, lucrano sulle paure e sulla disinformazione qualche consenso.

La realtà è che l’immigrazione clandestina è un problema reale e complesso che, per convenienza e per inettitudine, mai nessun Governo ha voluto affrontare seriamente, lasciandolo incancrenire oltre misura. In assenza di soluzioni vere, per quella gente s’è costruito un sistema che inghiotte una montagna di soldi: attorno ai centri d’accoglienza, dove viene lasciata a marcire, s’è generato un business colossale di cui solo le briciole vanno a quei disperati. Sedicenti Onlus e cooperative nate come funghi, si spartiscono una torta sontuosa che finisce nelle mani di tutti e di cui gli immigrati sono solo l’occasione.

Se questo vi pare strano, fra i tanti esempi passati di sfuggita nella cronaca, basta ricordare per tutti quanto emerso nella vicenda disgustosa di “Mafia Capitale” che, fra l’altro, ha scoperchiato un sistema di corruzione basato proprio su una rete di cooperative che s’aggiudicavano l’assistenza di vari di quei centri d’accoglienza.

Come testimoniato da un recente servizio dell’Espresso, quelle strutture, con controlli quasi inesistenti e in cui nessuno vede, sente o parla, servono principalmente a macinare soldi, alimentando malaffare e creando un bacino di microcriminalità in cui quei disperati, che vi vengono scaricati senza alcuna prospettiva, finiscono per essere coinvolti.

Dei circa 171mila soggetti raccolti in mare e transitati nei centri nel 2014, di oltre 104mila si sono perse le tracce perché, chi può, cerca di raggiungere il Nord Europa, o viene ingoiato dal lavoro nero, spesso controllato dalla malavita. Diciamolo chiaro: è una bufala solenne che quella gente tolga lavoro agli italiani, perché essenzialmente svolge attività che altri non intendono più fare, per compensi ridicoli, spesso letteralmente schiavizzati. I vari Salvini e compagni, prima di gridare sciocchezze, riflettano che spesso sono proprio i loro elettori a trovare comodo usare quella gente.

Riassumendo: come hanno detto diversi magistrati che s’occupano di terrorismo, è una sciocchezza che gronda mala fede pensare che i terroristi veri, con i soldi, gli appoggi e la rete di contatti che hanno, scelgano d’infiltrarsi in Italia sui barconi, rischiando di finire ai pesci. Come pure lo è dare credito e amplificare dichiarazioni di esponenti “politici” del pantano libico, come fatto recentemente da taluni media e da politicanti nostrani, è un non senso: che i tagliagole di gruppi vicini all’Isil o al-Qaeda, giunti a controllare alcuni porti come Derna, traffichino in esseri umani non ci stupisce affatto; quei delinquenti, come ovunque, sfruttano qualsiasi occasione per arricchirsi. Pensare però che s’uniscano a quei disgraziati sfidando il mare è pura stupidaggine, piaccia o no, volendo hanno mille altri modi per arrivare.

Concludendo, e al netto delle troppe scempiaggini gridate, l’immigrazione clandestina è un bubbone che, sulla pelle dei migranti, fa comodo a tanti perché è un business lucroso, perché spesso fornisce mano d’opera a prezzo bassissimo per lavori che nessun altro vuol fare, perché è un utilissimo argomento di bassa propaganda, ideale per distrarre la gente dai problemi veri e guadagnare voti. Per questo nessuno intende affrontarlo seriamente, a parte l’oggettiva difficoltà della soluzione che presupporrebbe troppe cose (rapporti internazionali solidi e affidabili, una Cooperazione degna di questo nome, un’organizzazione amministrativa sana ed efficiente e così via) che per l’Italia quale è sono la luna.          

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