
L’Irlanda sta vivendo uno dei suoi periodi più prosperi e felici, un’ipertrofia economica che, però, nasconde un lato oscuro e pericoloso. Con l’entrata in vigore della Global minimum tax e le offensive di Washington, il modello irlandese inizia a mostrare le sue crepe.
Irlanda ostaggio del Big business
Vero, i numeri sono vertiginosi: nel 2025 il Pil dell’Irlanda è cresciuto del 12,3% raggiungendo la quota di 665 miliardi di euro, un risultato straordinario che ha reso il Pil pro capite irlandese tra i maggiori del mondo, sia sotto il profilo nominale che della parità del potere di acquisto.
Se però si tiene conto del Reddito Nazionale Lordo (RNL) che corregge le distorsioni prodotte dalle multinazionali straniere, la situazione cambia radicalmente ed emerge una realtà diversa, meno prospera per lavoratori, famiglie e imprese.
Reddito Nazionale Lordo
Attesta un’economia che nel 2025 ha raggiunto una dimensione di 321 miliardi di euro, mentre il Reddito Nazionale Pro Capite ammonta appena a 55.084 euro. Non è una semplice anomalia numerica ma il risultato del modello fiscale, pensato appositamente per fare dell’isola di smeraldo, un centro globale di trasferimento dei profitti per i giganti tecnologici e farmaceutici statunitensi.
Profitto in Irlanda e controllo all’estero
Le aziende hanno ricavi enormi, soprattutto per la concessione della licenza dei diritti della proprietà intellettuale, tassati in base alla legislazione irlandese. Quello che conta, il controllo strategico sui profitti, rimane in mano alle società madri che si trovano all’estero.
I profitti che rimangono, al netto delle imposte, ritornano all’interno delle strutture delle multinazionali. In termini contabili i profitti risiedono, temporaneamente, in Irlanda ma il beneficio economico e il potere decisionale si mantiene al di là dell’Atlantico.
Distorsione
Il Pil calcola i ricavi registrati in Irlanda come se tutto dovesse rimanere lì, nella sostanza provengono da vendite realizzate altrove. Conteggia i ricavi delle aziende registrate nell’isola senza però dedurre i costi importanti come l’ammortamento dei diritti della proprietà intellettuale o le royalty che le filiali pagano alla casa madre.
Non sono pochi soldi, ma cifre ingenti che lasciano l’Irlanda per andare a finire altrove. In questo modo si amplifica in modo artificiale la ricchezza della nazione ma si nasconde, sotto il tappetto, quanto viene sottratto al Paese. In sostanza: il Pil appare robusto ma il reddito che sostiene l’occupazione, la spesa dei consumatori, e le domande delle imprese locali sono modesti.
di Sebastiano Lo Monaco



