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Iraq: ultimatum del Califfo ai cristiani: “O ti converti o affronti la morte”

di Cristina Amoroso

Da quando i terroristi dell’Isil hanno preso il controllo di Mosul il 10 giugno scorso, per i cristiani è iniziato il calvario, come pure per altre minoranze religiose. Dapprima i Takfiri hanno segnato di rosso le porte delle loro case, poi li hanno lasciati senz’acqua e senza rifornimenti di cibo. Infine l’ultimatum, o la conversione all’islam o la morte.
Ed è iniziato l’esodo. Migliaia di cristiani, un gran numero di sciiti e minoranze di altre fedi hanno lasciato Mosul davanti all’ultimatum dell’Isil che ha colpito anche santuari e moschee.
“Tutti i cristiani sono scappati da Mosul, la seconda città irachena”, denuncia il patriarca caldeo, Louis Sako. “Le famiglie cristiane sono in fuga verso Dohuk e Arbil”, continua Sako: “Per la prima volta nello storia dell’Iraq Mosul è senza cristiani”.

I cristiani iracheni, nel corso dei secoli, hanno giocato un ruolo importante per la crescita dell’Iraq – spiega ancora – sono stati molto generosi. I maggiori scrittori, artisti, medici, scienziati erano proprio di fede cristiana. Uomini che hanno saputo valorizzare la cultura araba, tanto che i primi dizionari moderni di arabo e i primi studi su questa cultura sono opera proprio di cristiani d’Oriente.
“Hanno preso tutto. Stavamo scappando da Mosul e al checkpoint dell’Isil ci hanno fermato. Hanno strappato le borse e preso i nostri documenti. Hanno detto “siete cristiani, siete stati a Mosul per troppo tempo, ora è il momento di lasciare per sempre Mosul”, ha riferito una donna cristiana rifugiandosi nella città curda di Duhok.
“Che tipo di fede è questa? In che tipo di religione credono? Ringrazio solo Dio che hanno lasciato vivere mio figlio e mio marito. Ringrazio solo Dio che le mie ragazze non sono state attaccate. Sono mostri, non hanno religione”, ha aggiunto la donna.

Anche i luoghi sacri sono stati violati dai Takfiri dell’Isil. E’ di lunedì la notizia che domenica scorsa i terroristi si sono impossesati di un monastero del 4° secolo, Mar (san) Behnam, gestito dalla chiesa siro-cattolica vicino alla città a maggioranza cristiana di Qaraposh. I monaci sono stati espulsi e, nonostante le insistenze, non hanno potuto salvare alcune reliquie del monastero, solo dopo avere percorso chilometri lungo una strada deserta sono stati raccolti da combattenti peshmerga curdi, che li hanno condotti a Qaraqosh.
L’Isil “deve immediatamente porre fine alla sua perversa campagna contro le minoranze”, ha dichiarato Sarah Leah Whitson, direttore dell’area Medio Oriente di Human Rights Watch, sottolineando come l’appartenenza ad una minoranza etnica o religiosa sotto il controllo del Califfato “possa costare la libertà ed anche la vita”.

Fin dai primi giorni dalla sua nascita, i fedeli di Abu Bakr al-Baghdad, il sedicente Califfo dell’Isil, avevano identificato la loro guerra terroristica come una missione di riconquista del territorio, minacciando anche il centro occidentale della cristianità, Roma, e appellandosi ai musulmani affiché fossero pronti per nuove battaglie.
Sembra l’attuazione di un progetto di Califfato che avrebbe reso perpetua la guerra al terrorismo globale, previsto in un documento del National Intelligence Council datato 2004, documento ritrovato dal prof. Chossudovsi, dal titolo Mapping the global Future disponibile on line (http://www.futurebrief.com/project2020.pdf).

Aldilà di questa visione che vuole vedere nel nuovo Califfato il marchio del made in Usa, è un dato di fatto che in Iraq da anni si stanno distruggendo migliaia di anni di civiltà.
La civiltà della terra tra due fiumi, che nel terzo millennio a.C. con la sua lingua dei cunei ha permeato il Mediterraneo e il Mar Nero, le pianure della Russia, le distese dell’Europa centrale, le vallate verso l’India ed è bene che l’Occidente ricordi che le origini della cultura europea risultano essere – sempre più inequivocabilmente – mediterranee e fondamentalmente semitiche.

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