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Iraq e il cancro americano

Iraq – Il governo iracheno afferma di aver avviato una collaborazione con un consorzio di aziende americane e del Qatar per condurre studi su nuovi oleodotti, con l’obiettivo di diversificare le rotte di esportazione del petrolio e ridurre la dipendenza dalle fonti tradizionali. Ma questa decisione solleva ancora una volta la questione del perché, dopo oltre due decenni di tradimenti e insuccessi da parte delle aziende americane nella realizzazione di progetti infrastrutturali, i governi iracheni continuino ad affidare a Washington la gestione di progetti strategici.

La questione non si riduce a un semplice contratto economico; dal 2003, gli Stati Uniti hanno cercato di consolidare il proprio controllo sulle arterie vitali dell’Iraq attraverso aziende, banche e grandi appalti. Ogni progetto strategico affidato a un’azienda americana, infatti, completa un altro anello della catena dell’influenza di Washington sull’economia irachena; un’influenza ben più duratura di una presenza militare e che non scompare con il cambio di governo.

Per questo motivo, ogni volta che l’Iraq si è rivolto a partner alternativi come la Cina, la Russia o persino alcune aziende europee, ha dovuto affrontare pressioni politiche, finanziarie o amministrative. Gli Stati Uniti sanno bene che perdere progetti nel settore energetico, dei trasporti e delle infrastrutture significa perdere influenza su Baghdad; pertanto, la competizione per gli appalti in Iraq è più di una semplice questione economica: è una battaglia per mantenere l’egemonia statunitense sul Paese.

Dipendenza dell’Iraq dal sistema finanziario basato sul dollaro

D’altro canto, la dipendenza dell’Iraq dal sistema finanziario basato sul dollaro e la supervisione statunitense su una parte significativa delle transazioni in valuta estera hanno limitato il margine di manovra dei governi di Baghdad. I governi che avrebbero potuto sfruttare la capacità delle aziende asiatiche ed europee di creare un equilibrio hanno spesso scelto la via più facile, ritirandosi contro la volontà di Washington. Il risultato di questo approccio è la perpetuazione di un ciclo in cui gli Stati Uniti, nonostante la scarsa reputazione delle proprie aziende, continuano a detenere la quota maggiore dei progetti iracheni strategici.

Vale la pena notare che l’esperienza degli ultimi due decenni ha dimostrato che la presenza di aziende americane non ha necessariamente portato allo sviluppo di infrastrutture o al trasferimento tecnologico, ma in molti casi ha causato progetti incompiuti, lunghi ritardi e una maggiore dipendenza per l’Iraq. Tuttavia, finché i governi iracheni non avranno la volontà di liberarsi da questa dipendenza, Washington continuerà a utilizzare lo strumento dei contratti economici per consolidare la propria influenza politica e di sicurezza su Baghdad.

di Redazione

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