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Iran, segreti della resilienza energetica

Mentre le analisi occidentali e regionali si concentrano sul monitoraggio dell’arsenale missilistico o delle ambizioni nucleari dell’Iran, un esercito silenzioso opera sottoterra e in superficie, formando un baluardo non meno importante dei sistemi di difesa missilistica: la rete nazionale di elettricità e gas. Con la recente escalation delle minacce israeliane e americane di colpire infrastrutture vitali iraniane come risposta strategica, sorge spontanea la domanda: Teheran possiede la solidità strutturale necessaria per assorbire lo shock, o le sue infrastrutture rappresentano il suo tallone d’Achille?

Ingegneria dei circuiti: rafforzare la rete contro la paralisi

In Iran, l’ingegneria elettrica non è mai stata un mero lusso tecnologico, bensì una dottrina puramente difensiva. L’Iran utilizza un sistema di rete ad anello, progettato da ingegneri iraniani per resistere a forti scosse elettriche. La rete si estende su cinque principali anelli geografici (settentrionale, centrale, meridionale, occidentale e orientale), interconnessi da linee di trasmissione ad altissima tensione (400 kV).

Questa complessa configurazione della rete elettrica implica, tecnicamente, l’assenza di un singolo punto di guasto. Se una centrale elettrica nell’estremo nord si guasta, la rete può immediatamente compensare la carenza di energia proveniente da sud o dal centro tramite percorsi alternativi. Con circa 150 centrali elettriche composte da 700 unità di diversa natura, emerge chiaramente l’enorme differenza di profondità strategica tra l’Iran e Israele, che si affida a un numero limitato di centrali elettriche ed è geograficamente esposto.

Deterrenza infrastrutturale dell’Iran: un’arma per assorbire i colpi

L’Iran va oltre il concetto tradizionale di difesa, proponendo quella che potrebbe essere definita deterrenza attraverso la resilienza delle infrastrutture. Teheran comprende che l’obiettivo di qualsiasi attacco alle infrastrutture energetiche è quello di fomentare il malcontento pubblico e paralizzare la vita quotidiana, ed è qui che entra in gioco la sua strategia di gestione del carico, per neutralizzare l’impatto politico e sociale dell’attacco.

  • Isolamento industriale per proteggere la società: in caso di malfunzionamento o attacco, gli algoritmi di emergenza disconnettono automaticamente la fornitura ai principali settori industriali (acciaio, automobili, petrolchimico).
  • Equazione zero per i danni alle abitazioni: spegnere un singolo complesso come Foolad Mobarakeh fornisce energia sufficiente a compensare lo spegnimento di un’intera centrale elettrica, garantendo l’illuminazione di case, ospedali e strutture vitali.
  • Frustrarre gli obiettivi del nemico: quando il pianificatore militare si rende conto che bombardare un impianto multimiliardario interromperà solo temporaneamente una linea di produzione siderurgica, mentre la vita del cittadino comune continuerà normalmente, il valore militare dell’attacco si riduce al minimo, e questa è l’essenza della deterrenza.

Biotwinnership: il gas come cuore pulsante dell’elettricità

La solidità della rete elettrica iraniana non può essere compresa separatamente dalla sua rete del gas; sono due elementi strategici complementari. L’Iran si colloca al terzo posto a livello mondiale per estensione dei suoi gasdotti, rappresentando il 35% della rete totale di gasdotti del Medio Oriente. Con circa 5mila chilometri di gasdotti in costruzione o in fase di sviluppo, per un valore di investimenti pari a quasi 17,8 miliardi di dollari, l’Iran supera persino nazioni sviluppate come la Russia e il Canada nei progetti di espansione del gas.

Questa interdipendenza organica è la garanzia: il gas naturale è il combustibile primario per le centrali termoelettriche. Grazie alla rete anulare del gas e ai suoi ingenti impianti di stoccaggio, le centrali elettriche iraniane godono di un approvvigionamento continuo che rende molto difficile interrompere la fornitura vitale ai centri di generazione, anche qualora si prendessero di mira alcuni impianti strategici.

La resilienza di questo sistema non è una semplice ipotesi; la rete iraniana ha superato con successo prove rigorose, dai ripetuti attacchi informatici israelo-americani alle sanzioni paralizzanti che hanno impedito la fornitura di pezzi di ricambio per quattro decenni, fino ai colpi subiti durante l’attuale aggressione, eppure non ha subito un collasso totale come quello che le reti di importanti paesi come il Texas negli Stati Uniti hanno subito nel 2021.

Iran e decentramento strategico

Negli ultimi anni, l’Iran ha accelerato l’integrazione di impianti solari su larga scala nella sua rete elettrica nazionale. Al di là dell’aspetto ambientale, questo approccio rappresenta l’apice della decentralizzazione della sicurezza. Gli impianti solari distribuiti non necessitano di gasdotti, che possono essere bombardati, né di enormi linee di trasmissione facilmente monitorabili, il che li rende una soluzione di riserva flessibile e difficile da disattivare durante un conflitto armato.

In definitiva, qualsiasi decisione di colpire le infrastrutture iraniane si scontra con un formidabile muro ingegneristico costruito su una dottrina di preparazione al peggio. L’integrazione di centri di comando decentralizzati e standard di sicurezza globali (N-1) rende il colpire la rete un’impresa rischiosa. I missili potrebbero creare delle falle, ma non riusciranno a lacerare la struttura della rete, progettata per assorbire l’impatto e trasformarlo in un semplice malfunzionamento tecnico temporaneo: un malfunzionamento in termini di capacità di ripristino della rete, non di entità del danno.

di Redazione

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