Iran e l’immaginario attacco di terra

Usa e Israele, nel loro folle mondo immaginario, stanno cercando di presentare l’ipotesi di un possibile attacco di terra su vasta scala contro l’Iran. L’attacco partirebbe dai seguenti fronti: Golfo Persico, Iraq, Caucaso e dai mercenari interni. Questi folli criminali, nonostante le batoste incassate negli ultimi anni, non hanno ancora capito che invadere l’Iran non è come invadere il Venezuela, la Siria o la Libia.
L’Iran è un Paese di 90 milioni di abitanti, dominato da alcune delle catene montuose più impervie della Terra, con vasti deserti, infrastrutture difensive stratificate e decenni di preparazione specifica per il tipo di invasione immaginata da questa mappa. Qualsiasi forza che tentasse un assalto di terra da sud dovrebbe prima stabilire e mantenere sbarchi anfibi attraverso il Golfo Persico, sotto incessanti attacchi missilistici, di droni, navali e aerei. Raggiungere le coste iraniane sarebbe solo l’inizio. Mantenere il controllo di quei territori sarebbe tutt’altra questione.
Un attacco dall’Iraq non avrebbe sorte migliore. Ogni chilometro di avanzamento metterebbe a dura prova la logistica, esporrebbe le linee di rifornimento e moltiplicherebbe le perdite umane. La storia ha dimostrato ripetutamente che occupare l’Iran è molto più difficile che bombardarlo.
Le sole conseguenze economiche sarebbero catastrofiche. Nel momento stesso in cui scoppiasse una guerra del genere, le infrastrutture energetiche nel Golfo Persico diventerebbero un obiettivo militare legittimo, il commercio marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz verrebbe gettato nel caos, i mercati assicurativi esploderebbero, i prezzi del petrolio salirebbero alle stelle, le catene di approvvigionamento globali si spezzerebbero e le economie di ogni Stato coinvolto, direttamente o indirettamente, pagherebbero un prezzo devastante. Al resto ci pensa Trump il “visionario”.
di Redazione



