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Imad Mughniyeh, un fantasma di cui la gente si innamorava

Nei vicoli della periferia meridionale di Beirut, nei villaggi del sud e nella valle della Beka’a, un nome si ripeteva come un segreto: “Hajj Radwan“, o “Imad Mughniyeh“, un comandante i cui occhi non riuscivano a dormire.

Non era solo un comandante; era una mente geniale che trasformò la guerriglia da una lotta sparsa in una moderna arte strategica. Qualcosa che oggi le accademie militari di tutto il mondo stanno esaminando con il nome di “guerra ibrida”.

Mughniyeh non credeva nell’improvvisazione; sapeva che per affrontare un esercito dotato della tecnologia più avanzata, era necessaria un’intelligenza superiore. Costruì un esercito ibrido: lo spirito altruistico di un guerrigliero che attacca e scompare tra montagne e valli, unito alla disciplina di un soldato professionista. Le forze d’élite sotto il suo comando costruirono una resistenza che non fu distrutta dai bombardamenti né disintegrata come i gruppi irregolari.

Fu il fondatore di una complessa rete di tunnel e di un sistema di comunicazioni indipendente; iniziative che eliminarono l’Aeronautica Militare israeliana dall’equazione per la vittoria.

Le vittorie storiche

● Nel 2000, dopo diciotto anni di logoramento e imboscate quotidiane, l’occupazione del Libano meridionale si trasformò in un lento suicidio. Israele si ritirò incondizionatamente – un’umiliazione storica che cambiò la mappa della regione.

● Nell’estate del 2006, quando iniziò la guerra, Imad Mughniyeh fu la mente sul campo: l’affondamento della fregata Saar 5 in mare, la distruzione dei leggendari Merkava, i missili che colpirono Haifa e oltre. Non solo vanificò gli obiettivi di Israele, ma infranse anche il sogno americano di un “nuovo Medio Oriente”.

Imad Mughniyeh immortale nel cuore della gente

Ma ciò che lo rese immortale nel cuore della gente andò oltre le vittorie. Era un “fantasma”, ma un fantasma di cui la gente si innamorava. Camminava tra la gente con una semplice camicia, sedeva nei caffè locali, visitava le famiglie dei martiri, senza che nessuno sapesse che era l’uomo che la Cia e il Mossad davano la caccia da anni.

L’influenza di Hajj Radwan andava oltre i confini del Libano. Era uno degli obiettivi di intelligence più sofisticati al mondo; persino i comandanti della Cia ammisero che Mughniyeh era sempre un passo avanti.

Fu assassinato a Damasco il 12 febbraio 2008, ma la sua morte non fu la fine. Migliaia di altri “Imad” si levarono; coloro che credono che ciò che combatte sia lo spirito resiliente della nazione, uno spirito coraggioso e laborioso come le “forze di Radwan”.

Oggi è un’icona globale; un uomo che ha dimostrato che una volontà di ferro, unita a conoscenza e pianificazione, può mettere in ginocchio gli eserciti più potenti.

di Redazione

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