Il Ramadan in Iran oggi

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di Anastasia Maniglio

“Allaaahu Akbar! Bismillah Ar-rahman Ar-rahiim!”
Se vi trovate in un Paese musulmano, non importa quanto pensiate di essere lontani dal centro della città, ma sicuramente giungerà alle vostre orecchie il suono di queste ed altre parole in Arabo, che seguono una melodia ben precisa ed unica nel suo genere: sono i muezzin ad intonare il cosiddetto adhan/azan, che deriva da un verbo che letteralmente significa “ascoltare”, “essere informati circa” qualcosa, in particolare in questo caso circa il momento del culto. Le parole sopra citate, infatti, stanno per “Allah il Grandissimo! Nel nome di Allah il Clemente, il Misericordioso”, e costituiscono parte del richiamo alla preghiera. Quella voce dal minareto raggiunge tutti, fedeli e non.

Rilievo maggiore assume l’Azan nel nono mese del calendario islamico – in cui ci troviamo in questi giorni -, chiamato Ramadan/Ramazan e noto perché ricorda la prima rivelazione del Corano al Profeta Mohammed, nella Notte del Potere (secondo un hadith tutte le Sacre Scritture sono state rivelate in questo mese, come la Torah, i Salmi, ecc). La radice araba ramida o ar-ramad significa “caldo torrido”o “secchezza”. In onore di questo avvenimento così importante, che sancisce il momento di istituzione delle norme prime della nuova religione, i musulmani sono chiamati ad astenersi da cibo, bevande (acqua compresa), fumo, rapporti sessuali, comportamenti illeciti dall’alba al tramonto. Il senso è che niente di impuro deve entrare nel corpo né uscire: ciò significa che, alla luce del sole, non ci si può lavare i denti, né rinfrescare il palato, né calunniare, né flirtare o tentare approcci fisici col sesso opposto.
Prima dell’alba avviene il suhur, ossia il pasto che consiste in datteri (in numero dispari), pane, marmellata, formaggio, uova, tè, acqua calda. Subito dopo si effettua la preghiera chiamata fajr e inizia il digiuno.

Il digiuno si può effettuare anche in altri giorni prescritti ma che in questo mese è obbligatorio, oltre ad altri atti di bene quali fare la carità ed assumere un atteggiamento positivo nei confronti del prossimo.
La prescrizione di osservanza del digiuno durante il Ramadan è stata trasmessa durante il mese Sha’aban nel secondo anno dell’egira, corrispondente al 624 a.C.. Soltanto tre versetti del Corano precisano la natura obbligatoria del digiuno in questo mese (surah al-Baqarah, 183-185):
“O voi che credete, vi è prescritto il digiuno come era stato prescritto a coloro che vi hanno preceduto. Forse diverrete timorati;
[digiunerete] per un determinato numero di giorni. Chi però è malato o è in viaggio, digiuni in seguito altrettanti giorni. Ma per coloro che [a stento] potrebbero sopportarlo, c’è un’espiazione: il nutrimento di un povero. E se qualcuno dà di più, è un bene per lui. Ma è meglio per voi digiunare, se lo sapeste!”.

“È nel mese di Ramadân che abbiamo fatto scendere il Corano, guida per gli uomini e prova di retta direzione e distinzione. Chi di voi ne testimoni [l’inizio] digiuni. E chiunque è malato o in viaggio assolva [in seguito] altrettanti giorni. Allah vi vuole facilitare e non procurarvi disagio, affinché completiate il numero dei giorni e proclamiate la grandezza di Allah Che vi ha guidato. Forse sarete riconoscenti!”.

Il versetto 187, invece, parla dell’astinenza sessuale: “Nelle notti del digiuno vi è stato permesso di accostarvi alle vostre donne; esse sono una veste per voi e voi siete una veste per loro. Allah sa come ingannavate voi stessi. Ha accettato il vostro pentimento e vi ha perdonati. Frequentatele dunque e cercate quello che Allah vi ha concesso. Mangiate e bevete finché, all’alba, possiate distinguere il filo bianco dal filo nero; quindi digiunate fino a sera. Ma non frequentatele se siete in ritiro nelle moschee. Ecco i limiti di Allah, non li sfiorate! Così Allah spiega agli uomini i Suoi segni, affinché siano timorati.”.

Ulteriori indicazioni per questo mese sono date dal clero.
Focalizzando la nostra attenzione sul Ramadan in Iran, diversamente dagli altri Paesi musulmani, le date di inizio e fine sono decise e comunicate dall’imam, attraverso la televisione o radio locale: un turista di altra religione si accorge facilmente del cambiamento di costume in questo periodo, notando il minore afflusso di indigeni nelle strade, la conseguente chiusura di molti locali (soprattutto ristoranti), il silenzio delle ore più calde, quando il Ramadan cade d’estate e le temperature pomeridiane raggiungono picchi insopportabili, considerando l’impossibilità di fare uso di liquidi.

Nei luoghi pubblici in Iran è assolutamente vietato rompere il digiuno, sia per i musulmani, sia per i musulmani esentati da questa pratica (circa un terzo della popolazione, giustificata da malattie gravi, ciclo mestruale, stato di gravidanza, età infantile, viaggi lunghi). Nonostante ciò, sembra parte degli Iraniani non osservi più il digiuno come invece avveniva fino a qualche anno fa: nelle abitazioni private, lontano da occhi indiscreti, chiunque può naturalmente agire nella misura che preferisce. Oppure chi dichiara di digiunare semplicemente perché tutti intorno a lui lo fanno, quindi per abitudine o tradizione. Un tempo, le persone si controllavano nel digiuno a vicenda e non bevevano neanche una goccia d’acqua, invece adesso gli “assaggini” sono considerati da alcuni la reazione spontanea al carattere di obbligatorietà del digiuno, assunto negli anni per opera dei mullah. Inoltre, nelle ore immediatamente precedenti il tramonto, file interminabili di clienti si riversano davanti a supermercati, ristoranti, pasticcerie, testimoniando una sempre maggiore attenzione alla cerimonialità del digiuno. La prova di questo diverso modo di vivere il Ramadan si riscontra nelle indagini della polizia: una volta si riportava la notizia della diminuzione del tasso di criminalità durante questo mese, mentre ora ciò non accade più…

Accanto ad episodi di questo genere, si riscontra, tuttavia, la profonda religiosità di Iraniani che, al contrario, vivono il Ramadan come un momento di intimità con Dio, preghiera personale molto più sentita rispetto agli altri mesi, e digiunano nonostante si trovino lontano dal loro Paese natale: il padiglione Expo dell’Iran è quello più ricco di gente ma nello stesso tempo quello musulmano più ligio al dovere: i cuochi mantengono il digiuno nonostante abbiano in continuazione cibo e bevande tra le mani, oltre a visitatori che mangiano e bevono sotto i loro occhi.

L’Iftar, la rottura del digiuno con cena annessa o conseguente, sta perdendo di entusiasmo. Per gli sciiti, dopo la preghiera della sera (un esempio di questa preghiera condotta dall’ayatollah Khamenei si trova al link https://www.youtube.com/watch?v=HMwLt8hJhlw), si mangiano datteri (sempre in numero dispari) e piatti tradizionali che cambiano in base alla regione; pane (lavash o barbari), formaggio, verdure; dolci con sciroppo di zucchero quali zulbia o barnia; dolci con riso, zucchero e zafferano, quali khalva e sholeh zard; zuppe particolari come l’ash reshteh (tra gli ingredienti, una specie di siero, tagliolini, erbe aromatiche, ceci, fagioli con l’occhio, lenticchie, cipolle, aglio, farina, sale e pepe) e l’haleem (grano, orzo, lenticchie e carne). Si beve acqua o tè.

Un detto persiano declama: “Sempre è Shaaban/solo un mese è Ramadan”, nel senso che solo durante il Ramadan bisogna sforzarsi di fare astinenza.
Eid al-Fitr sarà la festa finale del Ramadan, in cui amici e parenti si riuniranno per il grande banchetto che rompe il digiuno dell’ultimo giorno.

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