Il Libano verso una resa dei conti

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di Giovanni Sorbello

Negli ultimi quattro giorni la città settentrionale di Tripoli è stata teatro di violentissimi scontri armati, tra i sostenitori e gli oppositori del presidente siriano Bashar Assad, che hanno provocato la morte di dodici persone, e solo il massiccio intervento dell’esercito libanese ha riportato una parziale calma.

Le fonti militari dichiarono che la maggior parte delle vittime, tra cui un soldato libanese, sono state colpite dal fuoco dei cecchini, aggiungendo che altre 25 persone sono rimaste ferite.

Gli scontri più violenti sono avvenuti sabato sera tra i quartieri rivali di Bab al-Tabbaneh, con una popolazione a maggioranza sunnita che sostiene i “ribelli” siriani, e Jabal Mohsen, quartiere alawita che sostiene il legittimo governo siriano.

Le violenze sono diminuite intorno alle 21 di sabato, quando l’esercito libanese ha effettuato diverse incursioni nei due quartieri, per “ripulire” le strade dagli uomini armati. I soldati hanno confiscato grandi quantità di armi utilizzate negli scontri, tra cui granate e mitragliatrici.

Gli scontri tra le due parti sono ripresi intorno alla mezzanotte e sono proseguiti fino all’alba. Ieri si sono svolti  nella sua città natale nel sud del Libano i funerali del soldato Hassan Diab, ucciso durante gli scontri dei giorni scorsi a Tripoli. Il Comando dell’esercito ha promesso di arrestare i killer del soldato ucciso.

Nella domenica delle Palme le strade una volta affollate del centro di Tripoli erano deserte, con il suono del fuoco dei cecchini che ha tenuto molti residenti lontano da negozi e locali pubblici.

Nonostante la tensione in città, le famiglie cristiane hanno celebrato comunque la domenica delle Palme nelle cerimonie tenutesi nelle chiese della città, anche se con una massiccia presenza di forze di sicurezza.

A scatenare l’ira dei miliziani salafiti sono state le dimissioni del governo Mikati, a causa della mancata riconferma del capo delle Forze di sicurezza Magg. Gen. Ashraf Rifi, grande amico del regime saudita (lo stesso regime finanzia le milizie salafite in Siria e in Libano).

Il ministro Marwan Charbel sabato ha visitato Tripoli, dichiarando che la situazione nella zona nord della città è terribile ed ha esortato il Parlamento ad adottare misure più drastiche per contenere la violenza.

I residenti di Bab al-Tabbaneh e Jabal Mohsen si combattono dal 2008. Tuttavia, gli scontri sono aumentati in frequenza e intensità quando ha avuto inizio l’aggressione alla Siria nel 2011.

Oltre alle vittime e al terrore, queste violenze lasciano tanta inquietudine, ogni giorno che passa si fa strada l’ipotesi di un nuovo scontro interno libanese. Tanti sono i Paesi che aspettano da anni di poter chiudere i conti con la resistenza libanese di Hezbollah.

Scatenare caos, violenza e divisioni, rappresentano ormai una prassi ben conosciuta e oleata, che potrebbe aprire le porte ad un conflitto teso a spazzar via la comunità sciita, unico vero ostacolo per impadronirsi di un Libano che fa paura a tanti.

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