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Ibrahim Zolfaghari, simbolo dello spirito rivoluzionario

Il portavoce del quartier generale di Khatam al-Anbiya, il tenente colonnello Ibrahim Zolfaghari, è diventato un esempio che trascende i confini della Repubblica Islamica dell’Iran, non solo per la precisione con cui comunica gli sviluppi sul campo, ma anche per la sua straordinaria padronanza delle lingue inglese e araba, il suo stile di espressione deciso, il suo carisma militare, nonché il suo spirito rivoluzionario e il suo discorso che sostiene moralmente il popolo iraniano e i popoli della regione, in particolare il popolo palestinese.

Il tenente colonnello Zolfaghari, rivolgendo un messaggio forte ai nemici della Repubblica Islamica e ai nemici dei popoli liberi della regione, ha dichiarato: “Se gli eserciti americano e israeliano annunciassero il vero numero di morti e feriti, la loro potenza militare crollerebbe e si troverebbero ad affrontare una feroce resistenza da parte del loro stesso popolo negli Stati Uniti. Lo sciocco presidente americano non otterrà nulla con la propaganda mediatica che circonda la guerra contro l’Iran”. Zolfaghari ha inoltre pronunciato un messaggio intriso di profondi sentimenti umanitari e di sostegno al popolo palestinese e ai popoli della regione, descrivendoli come “i nostri fratelli musulmani nella regione e il nostro amato popolo nella terra di Palestina, in particolare nella tenace Gaza. Oggi, dalla Repubblica Islamica dell’Iran, vi rivolgiamo parole sincere che vengono dal cuore; parole di lealtà, amore e fratellanza”.

Popolo palestinese sempre vivo nella coscienza del popolo iraniano

La nazione islamica e il popolo palestinese sono sempre stati vivi nella coscienza del popolo iraniano. Fin dai primi giorni della vittoria della Rivoluzione, il nome di Palestina è rimasto un vessillo di un diritto che non cadrà mai e di un popolo che non si lascia fiaccare dalle difficoltà, per quanto grandi, né la cui volontà viene spezzata dagli eventi, per quanto gravi, saldamente radicati nella nostra coscienza.

Vi diciamo: oggi non combattiamo solo per difendere noi stessi, né cerchiamo vendetta per i nostri martiri, ma anche per difendere l’oppressione della nazione islamica e del popolo palestinese e dei suoi martiri, che hanno un ruolo fondamentale in questa situazione.

La Palestina non è mai stata la causa di un solo popolo, ma è stata e rimarrà la causa della dignità, del diritto e della giustizia, nonché la causa dell’intera nazione islamica. La Palestina non sarà mai sola nell’arena di confronto contro l’entità sionista usurpatrice; noi siamo con te, in virtù di un patto che non cambierà e di una posizione che non si indebolirà. Ci impegniamo a restare saldamente al tuo fianco in questo cammino, finché non sarà ristabilita la giustizia e l’amata Palestina non tornerà libera e fiera ai suoi legittimi proprietari.

Figura di spicco nella guerra cognitiva, morale e psicologica

Pertanto, il tenente colonnello Ibrahim Zolfaghari è una delle figure di spicco nella struttura di leadership mediatico-cognitiva all’interno dell’establishment militare iraniano, in particolare presso il quartier generale di Khatam al-Anbiya. Dopo che tutti si sono resi conto che il confronto non era più confinato al campo militare, ma si estendeva alle aree della percezione, della consapevolezza e dell’influenza psicologica, il ruolo di Zolfaghari emerge come parte essenziale del sistema di “guerra ibrida” che l’Iran adotta nella gestione dei suoi conflitti regionali e internazionali.

L’importanza di Zolfaghari è particolarmente evidente nell’ambito della guerra psicologica, divenuta un pilastro centrale della strategia della Repubblica Islamica, soprattutto nel confronto con avversari dotati di superiorità tecnologica e mediatica, come gli Stati Uniti e l’entità sionista. Egli rappresenta quindi il comandante della “guerra della verità”, colui che svela i fatti e confuta le affermazioni israeliane e americane, nonché il direttore della guerra cognitiva. Il suo ruolo va oltre la semplice diffusione di messaggi di propaganda; comprende la gestione della percezione pubblica, la costruzione di narrazioni, l’influenza sul morale del nemico e il tentativo di ostacolarne i calcoli strategici. In questo contesto, il ruolo del portavoce del quartier generale di Khatam al-Anbiya emerge chiaramente nella supervisione di questo tipo di operazione attraverso dichiarazioni mediatiche attentamente ponderate e la diffusione di messaggi indiretti mirati a specifici segmenti di pubblico in momenti specifici.

Ibrahim Zolfaghari svolge ruolo cruciale nella gestione del fronte interno

Quando vengono annunciate nuove capacità missilistiche, vengono rivelate scoperte di intelligence o persino trapelano dettagli parziali di piani militari, l’obiettivo non è sempre quello di intraprendere un’azione militare immediata, bensì di creare uno stato di deterrenza psicologica e costringere l’avversario a riconsiderare i propri calcoli. In questo contesto, le dichiarazioni e le attività mediatiche di Zolfaghari possono essere comprese come parte del “teatro cognitivo delle operazioni”, dove l’informazione viene utilizzata come arma in sé .

Da un altro punto di vista, Zolfaghari svolge un ruolo cruciale nella gestione del fronte interno, elemento fondamentale di qualsiasi strategia di guerra psicologica di successo. Mantenere la coesione sociale e rafforzare la fiducia nelle forze armate sono elementi che rientrano nelle sue competenze. Ciò richiede una narrazione attentamente elaborata che metta in luce la realtà e i successi sul campo, la forza dell’esercito e la leggendaria resilienza delle forze armate.

Non basta conseguire una vittoria sul campo bombardando una base militare, un sistema radar o un’infrastruttura vitale; queste operazioni devono anche essere messe in evidenza dai media e presentate in un contesto che sottolinei la follia di coloro che sono responsabili dell’aggressione israelo-americana.

Non si può trascurare la dimensione regionale del ruolo di Zolfaghari, poiché la guerra cognitiva non si limita all’interno del Paese, ma si estende a molteplici ambiti nella regione dell’Asia occidentale, dove si trovano i campi e le arene dell’Asse della Resistenza, rivolgendosi a queste comunità, chiarendo i fatti e impedendo ai media ostili di diffondere solo la propria narrativa.

Ibrahim Zolfaghari e i social media

Nelle ultime settimane, nel pieno della guerra, Zolfaghari è riuscito a creare un’atmosfera unica tra gli utenti dei social media grazie a un linguaggio incisivo e intelligente, unito a uno stile coinvolgente. Un esempio lampante di questo approccio è il video che ha pubblicato il 17 marzo.

In questo videomessaggio, registrato in inglese con un tono fermo e venato di umorismo politico, il tenente colonnello Ibrahim Zolfaghari si è rivolto direttamente a Trump, dicendo: “Signor Trump! L’esito delle guerre non si decide con i tweet; si decide sul campo di battaglia, in luoghi in cui lei e le sue forze non osate avvicinarvi”.

di Redazione

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