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Hormuz: l’arma “fornita dalla natura”

Lo Stretto di Hormuz si trova dinnanzi alla città iraniana di Bandar Abbas, e rappresenta l’unico passaggio marittimo del Golfo Persico al Golfo dell’Oman e da lì al Mare Arabico e all’Oceano Indiano. Separa le acque del Golfo Persico da quelle del Golfo dell’Oman, a nord il territorio e in mano all’Iran mentre la zona sud è suddivisa tra gli Emirati Arabi e l’Oman. Non è la prima volta che la geografia condizioni l’andamento dei conflitti, molte battaglie sono state decise da variabili indipendenti dall’uomo.

Cosa sta succedendo sullo Stretto di Hormuz?

Attualmente il transito nello Stretto di Hormuz è chiuso per Israele, Usa e rispettivi alleati; a cascata seguono le conseguenze su traffici marittimi e le ricadute economiche. Moshen Razaei, membro del consiglio iraniano ha dichiarato: “Lo stretto non verrà aperto, nessuna nave americana ha il diritto di entrare nel Golfo, la sua sicurezza sarà garantita solo con il ritiro degli Stati Uniti dal Golfo”.

Gli attacchi si sono registrati sin dai primi di marzo, con decine di petroliere “nemiche” che si accingevano a passare lo Stretto, colpite dalla Marina Teheran. Gli effetti immediati sono stati l’imbottigliamento di un quinto delle petroliere e delle navi gasiere del mondo, che si sono immobilizzate per il timore di essere colpiti. Conseguente l’aumento sino a sei volte delle tariffe di assicurazione navali.

L’escalation si è avuta dal 10 marzo in poi, quando si sono sparse le voci sulla probabile posa di mine subacquee iraniane e l’accelerazione negli attacchi tramite droni e missili.
Ebrahim Zolfaqari, portavoce dello Stato Maggiore interforze iraniano ha dichiarato: “Preparatevi ad un petrolio a 200 dollari al barile, il prezzo è legato alla sicurezza della regione che voi avete destabilizzato”.
Lo spettro paventato è ancora lontano, ma da giorni il prezzo oscilla intorno alla soglia psicologica dei 100 dollari al barile.

Attacchi mirati

Dopo l’aggressione israelo-americana, l’Iran ha preso di mira le basi militari americane presenti nella regione.

In conclusione, la acque di Hormuz possono fungere da arma a doppia valenza in primis per creare scompenso nel mercato dell’energia e, successivamente, come “trappola” per le navi militari nemiche che vogliono avventurarsi nelle vicinanze delle coste iraniane.

di Sebastiano Lo Monaco

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