Hezbollah: missili “Yakhont” arma strategica della Resistenza

Nell’ambito dell’Operazione “Margine Protettivo“, lanciata da Hezbollah in difesa del Libano e del suo popolo il 2 marzo 2026, si è verificato un cambiamento qualitativo nello scontro con Israele: l’attacco a una nave da guerra in mare il 4 aprile 2026. Questo evento ha riportato l’attenzione su una delle armi navali più importanti nell’arsenale della Resistenza: il missile Yakhont, elemento cruciale nell’equazione della deterrenza marittima.
Lo Yakhont, noto anche come P-800 Oniks, è un missile da crociera antinave di fabbricazione russa caratterizzato da un’elevata velocità, che raggiunge circa Mach 2,5, e dalla capacità di volare a bassissima quota, il che lo rende difficile da individuare e intercettare. La sua gittata varia tra i 300 e i 600 chilometri, a seconda della variante, e utilizza un sistema di guida avanzato che combina radar attivo e navigazione inerziale, consentendogli di colpire con precisione i bersagli anche in ambienti di guerra elettronica.
Il missile trasporta una testata del peso di circa 200-300 kg di esplosivo ad alto potenziale ed è progettato per infliggere danni significativi a grandi navi da guerra, incluse fregate e cacciatorpediniere, e persino per disabilitare le portaerei se utilizzato in salve coordinate. Possiede inoltre una buona manovrabilità nella fase terminale di un attacco, il che rende più difficile l’intercettazione da parte dei sistemi di difesa aerea navale.
Cambiamento strategico nelle capacità di Hezbollah
L’introduzione di questo tipo di missile nel teatro operativo riflette un cambiamento strategico nelle capacità di Hezbollah, poiché l’escalation non è più limitata alla terra o all’aria, ma si è estesa al dominio marittimo, che costituisce un’arteria vitale per Israele, sia in termini di sicurezza militare che economica, in particolare per quanto riguarda le piattaforme del gas nel Mediterraneo e le rotte marittime. L’attacco alla nave da guerra del 4 aprile non è stata una semplice operazione tattica, ma ha implicazioni più profonde legate al ripristino delle regole di ingaggio.
L’uso dei missili Yakhont in questo momento invia diversi messaggi: in primo luogo, che la Resistenza possiede la capacità di minacciare le risorse navali israeliane in qualsiasi punto entro il raggio d’azione dei missili; in secondo luogo, che un’eventuale escalation non resterà confinata al fronte terrestre; e in terzo luogo, che la superiorità tecnologica israeliana in mare non è più assoluta, come si credeva un tempo.
In definitiva, il missile Yakhont costituisce uno degli strumenti più importanti dell'”equilibrio del terrore marittimo” che la Resistenza cerca di stabilire, rispecchiando l’attuale equilibrio di deterrenza sui confini terrestri. Con lo sviluppo di questo tipo di capacità, l’equazione del conflitto nella regione sembra entrare in una nuova fase, caratterizzata da un’espansione della geografia del combattimento e da un costo maggiore per le avventure militari israeliane contro il Libano.
di Redazione



