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Hannoun: accuse fondate su documenti dell’esercito israeliano

Mohammad Hannoun ha ribadito alla Gip Silvia Carpanini, la piena trasparenza della propria attività umanitaria. I legali denunciano un impianto accusatorio fondato su materiali di origine militare israeliana, ritenuti giuridicamente inutilizzabili.

Mohammad Hannoun rivendica con fermezza la natura pubblica, tracciabile e dichiarata della propria attività di sostegno umanitario alla popolazione di Gaza. I fondi raccolti e destinati agli aiuti, secondo quanto affermato dalla difesa, sono sempre transitati attraverso associazioni regolarmente registrate, nel rispetto delle normative vigenti e con modalità verificabili, senza alcun ricorso a canali opachi o informali.

Il punto centrale della linea difensiva non è l’elusione dell’accertamento giudiziario, ma la qualità e la provenienza delle accuse. Secondo i legali Emanuele Tambuscio e Fabio Sommovigo, una parte significativa dell’impianto accusatorio si fonda su documentazione raccolta dall’esercito israeliano nel corso delle operazioni condotte nella Striscia di Gaza.

La difesa contesta la possibilità stessa di utilizzare tali materiali come prove in un procedimento penale ordinario. Si tratterebbe, infatti, di documenti prodotti da un apparato militare direttamente coinvolto nelle operazioni contro la popolazione civile, in assenza di contraddittorio e al di fuori di un quadro di cooperazione giudiziaria tra Stati. In queste condizioni, l’attendibilità e la verificabilità delle fonti non possono essere date per scontate.

Il nodo, dunque, non è politico ma giuridico. Trasformare materiale di origine militare in elemento probatorio senza un vaglio autonomo e rigoroso rischia di alterare i presupposti del giusto processo. È su questo terreno che la difesa intende misurarsi, chiedendo che ogni accertamento avvenga nel rispetto delle garanzie previste dall’ordinamento italiano.

In questo quadro è necessario riportare l’intervento dei magistrati Giovanni Melillo e Lucia Piacente, che hanno ricordato un punto elementare, ma evidentemente non scontato: un’indagine penale non cancella i crimini di guerra né le responsabilità politiche e militari di Israele. Le due dimensioni non solo non si escludono, ma appartengono a piani distinti del diritto e della storia.

Indagare su possibili reati è doveroso. Usare un’indagine per assolvere uno Stato da ciò che fa sul campo è un’operazione illegittima sul piano politico e intellettuale.

Un ulteriore elemento di criticità riguarda la rilettura retroattiva di anni di attività solidale. Iniziative che in passato erano state considerate lecite e che non avevano dato luogo a condanne vengono oggi reinterpretate alla luce di presunti elementi sopravvenuti. Secondo i legali, questo approccio rischia di proiettare un sospetto penale generalizzato su condotte che, al momento in cui furono poste in essere, rientravano pienamente nella legalità.

Hannoun, attraverso i suoi difensori, si dice disponibile a chiarire ogni aspetto della propria attività, ribadendo che l’impegno umanitario a favore di Gaza non è mai stato nascosto né dissimulato. L’obiettivo dichiarato è consentire una valutazione fondata su atti pienamente conoscibili e su prove prodotte in contesti compatibili con i principi dello Stato di diritto.

Il procedimento in corso, dunque, non riguarda soltanto la posizione personale dell’indagato, ma solleva una questione più ampia: il confine tra solidarietà umanitaria e criminalizzazione, tra accertamento penale e utilizzo di materiali provenienti da contesti di operazioni militari contro una popolazione civile.

Spetterà ora alla magistratura valutare la solidità delle accuse e la reale utilizzabilità delle fonti poste a fondamento dell’impianto accusatorio, nel pieno rispetto dell’autonomia e dell’indipendenza della funzione giudiziaria.

di Paolo Consiglio

Fonti principali:
– Il Fatto Quotidiano, “Hannoun: i soldi per Gaza sempre alla luce del sole. La difesa: accuse basate su documenti inutilizzabili perché raccolti dall’esercito israeliano”
– Dichiarazioni e interventi della Procura nazionale antimafia e antiterrorismo
– Principi del giusto processo nel diritto penale italiano
– Normativa italiana ed europea in materia di attività umanitarie e tracciabilità dei flussi finanziari

Nota editoriale:
Questo articolo rientra nel diritto di cronaca e di commento su procedimenti giudiziari in corso. Le informazioni riportate si basano su fonti giornalistiche e dichiarazioni pubbliche. Ogni riferimento a indagini o accuse è effettuato nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza. Il testo distingue in modo netto tra responsabilità penali individuali e responsabilità politiche e militari degli Stati, non costituisce diffamazione né incitamento all’odio ed è conforme all’articolo 21 della Costituzione italiana e all’articolo 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.

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