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Guerra all’Iran: come si fabbrica la paura (e il nemico)

Ha fatto scalpore la notizia, rilanciata da più testate, di una presunta minaccia dell’Iran ad alcune nazioni europee di colpire le basi americane presenti nel territorio. Non appena si è sparsa la notizia sono iniziati gli allarmismi.
Un’operazione mirata, volta a convincere l’Ue ad intervenire contro Teheran, azione auspicata da Usa e Israele sin dall’inizio del conflitto.

Iran e manipolazione mass-mediatica

Come ha brillantemente spiegato il professor John J. Mearsheimer nel suo libro “Verità e bugie nella politica internazionale”, l’allarmismo ha giocato un ruolo fondamentale nella politica estera statunitense degli ultimi settant’anni. Lo studioso fa notare come in almeno tre amministrazioni: Roosevelt, Johnson e G.W. Bush, si è adoperata questa strategia nella speranza di trascinare in guerra una popolazione riluttante. Una strategia che si può applicare sia all’opinione pubblica interna che a quella dei Paesi alleati. È un meccanismo antico e semplice, raccontato anche nel capolavoro di Orson Welles “Quarto potere”: chi controlla il racconto può costruire la realtà politica.

Allarmi ingiustificati

Quello che sta accadendo con l’Iran è un classico esempio di manipolazione mediatica, gonfiata ad arte nella speranza di convincere la popolazione e le classi dirigenti a sostenere gli Stati Uniti in una guerra folle che sono destinati a perdere. La situazione è senza dubbio drammatica anche perché, gli Stati Uniti, trascinati dentro al conflitto dall’entità sionista, non sanno come uscirsene.

Come ha fatto notare Lucio Caracciolo, direttore di Limes, un conto è colpire le basi americane nel Golfo, cosa che sta continuando ad accadere, un altro conto è attaccare le basi militari in Europa.
“Scoop alla ricerca d’autore” ha scritto Alberto Negri segnalando come “Le minacce iraniane di colpire la basi Usa in Europa sono state riportate dai maggiori quotidiani italiani senza mai citare la fonte, ossia il Financial Times”.

Le minacce di cui parla il Financial Time sono dirette a Bulgaria e Cipro e non verso l’Italia; tra l’altro si tratta di “non meglio identificate fonti anonime” e non di una dichiarazione ufficiale della Repubblica Islamica. Nella realtà dei fatti Teheran non ha minacciato nessuno. Andrebbe analizzato il ruolo dei giornali perché una vicenda come questa merita attenzione e serietà, cose che sono del tutto mancate e che continuano a mancare nel dibattito politico.

di Sebastiano Lo Monaco

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