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Genocidio del Ruanda, le menzogne nella narrativa ufficiale

Da oltre vent’anni l’insidiosa propaganda dei media occidentali ripropone le stesse frasi della narrativa ufficiale relativa al genocidio del Ruanda, paragonato all’Olocausto, “dove almeno 800mila Tutsi e Hutu sono morti per mano di estremisti Hutu”, macellati in “100 giorni di genocidio”. Parola stampata, programmi radiofonici, fotografie, video e film come Ruanda Hotel hanno cementato nelle menti occidentali una narrativa ufficiale che ha poco a che vedere con la verità. Alcune precisazioni sono d’obbligo.

Tutsi come vittime, Hutus come oppressori?

“Hutu” e “Tutsi” sono categorie socioeconomiche e socio-politiche: queste non sono “tribù”. La maggior parte della narrazione del “genocidio del Ruanda” è mitologia che si basa su semplificazioni, stereotipi e riduzionismi su Hutu e Tutsi come selvaggi tribali, tipici dei film di Tarzan.

Nei tempi che precedono l’occupazione coloniale, i re Tutsi governavano la popolazione, 20 per cento Tutsi e 80 per cento Hutu, con mano violenta. I colonizzatori, tedeschi fino al 1916, belgi fino al 1960, tennero la loro colonia coltivando le elites Tutsi, per sfruttare le masse hutu. I Tutsi servivano all’occupazione coloniale, dove brutalità, schiavitù e terrorismo furono utilizzati per mantenere le masse Hutu nei campi. C’era naturalmente molto denaro da fare.

Negli anni Cinquanta sotto la spinta dei movimenti indipendentisti del Terzo Mondo, sostenuti dai preti cattolici belgi, gli Hutus rovesciarono la monarchia Tutsi nella rivoluzione del 1959-60. Molte persone morirono, alcune fuggirono, altre rimasero, e i successivi 30 anni hanno visto la maggioranza Hutu al potere, con il Ruanda sotto costante attacco da parte delle elites Tutsi guerriglieri. Seguendo i venti del cambiamento, i belgi passando il loro consenso alla maggioranza Hutu, continuarono a proteggere i loro interessi. Migliaia di Tutsi collegati all’ex struttura del potere fuggì in Uganda, Tanzania, Europa e Nord America.

Durante la guerra fredda i rifugiati Tutsi influenzarono il Movimento non allineato, Stati appena indipendenti come Brasile, India, Malesia ect, continuando a urlare il sanguinoso omicidio “siamo le vittime di aggressione”. Da qui nasce la falsa storia dei Tutsi come “vittime” e degli Hutus come “oppressori” fatti fondamentali per la narrazione ufficiale. Come tutte le monarchie, le elites di Tutsi credevano di essere il popolo scelto di Dio, gli ebrei dell’Africa, i governanti nativi su milioni di contadini Hutu.

Adottata dal Movimento non allineato – finanziato, armato, addestrato all’esterno del Ruanda – la guerriglia dell’elites Tutsi ha attaccato il Ruanda negli anni ’60 e nei primi anni ’70, seminando il terrore più sconvolgente, di solito sotto la copertura della notte, come gli scarafaggi – Inyenzi –  termine con cui i guerriglieri Tutsi degli anni ’60 orgogliosamente si identificavano. Ogni volta che le guerriglie Tutsi attaccavano il Ruanda – sia dall’esterno negli anni ’60 che dall’interno nel corso degli anni ’90 – i Tutsi di lingua francese subivano rappresaglie. La narrativa dei Tutsi come vittima ha continuato ad espandersi, e mentre gli Hutu venivano accusati di atrocità, di ritorsione, i Tutsi erano coperti e protetti.

Le incursioni guerrigliere hanno coinvolto bombardamenti di caffè, locali notturni, bar, ristoranti e autobus. La vera sofferenza dei popoli Tutsi francofoni in Ruanda – quelli che erano rimasti indietro – sono stati scritti dal Fronte Patriottico del Ruanda (Rpf), un partito politico Tutsi creato nel 1987 dalla diaspora dei rifugiati Tutsi in Uganda, ora il partito di governo in Ruanda come danno collaterale. Le elites Tutsi anglofoni, rifugiati in Uganda, che avevano una cittadinanza ugandese e posti di alto livello nell’esercito ugandese, li definivano come collaboratori Hutu e non si preoccupavano se vivessero o morissero.

Paul Kagame, l’uomo giusto per l’occidente

Entra, dopo il colpo di Stato, il presidente Hutu, Juvenal Habyarimana, che governa il Ruanda dal 1973 al 6 aprile 1994, sostenuto dalla Francia. Habyarimana ha gestito una dittatura di un partito, ma i Tutsi francesi rimasti dietro furono in grado di ottenere uno status economico, anche se tenuti sotto controllo, dato il loro piccolo numero. Naturalmente, questo non era abbastanza buono per l’elites Tutsi fuori dal Ruanda. Gli Stati Uniti, il Canada, la Gran Bretagna e Israele volevano più torta africana, e Paul Kagame era l’uomo che faceva per loro.

Tutsi di lingua inglese, cresciuti in Uganda – Paul Kagame, James Kabarebe, Fred Rwigyema, Patrick Karegeya, Laurent Nkundabatware e migliaia di altri – erano i soldati dell’esercito guerrigliero di Yoweri Museveni. Hanno commesso enormi atrocità in Uganda (1980-1985), dove il terrorismo assoluto è stato utilizzato per rimuovere un governo socialista gestito da un africano ingrato. Anche le vittime in Uganda sono state accusate di genocidio, trasformando la verità. È così che Museveni e Kagame, il suo direttore dell’intelligence militare, hanno portato l’Uganda in linea con i dettami geopolitici dell’Occidente: anche il capitalismo catastrofico.

Bruciarono interi villaggi. L’Rpf ha ingannato i contadini a recarsi nelle riunioni solo per cancellarli freddamente, ha anche creato crematori per “far scomparire” gli scheletri e i crani, finché non hanno capito l’efficacia del modello dei memoriali dei campi di morte dell’Olocausto ebraico: accumulare scarpe, abbigliamento, scheletri e teschi; creare un’industria la cui moneta è l’oltraggio morale e il terrore psicologico del “genocidio”.

Paul Kagame ha messo in pratica gli insegnamenti degli strateghi militari del Comando degli Stati Uniti, Fort Leavenworth, Kansas Usa, che gli hanno insegnato: operazioni psicologiche e come rovesciare un Paese, per divenire idolo di Israele. Ma questa è un’altra storia.

di Cristina Amoroso

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