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Gaza utilizzata come laboratorio per testare nuove armi

di Manuela Comito

In una lettera aperta pubblicata sul blog Mondoweiss, i Jews for Justice for Palestinians di Manchester hanno aspramente criticato la ‘complicità del Regno Unito nei crimini di guerra israeliani’ e hanno chiesto la fine immediata del commercio di armi tra Regno Unito e Israele. I Jews for Justice for Palestinians sono un gruppo di ebrei inglesi che si oppongono alla politica israeliana che nega ai Palestinesi i diritti umani, civili e politici e che minaccia la sopravvivenza stessa della popolazione araba.

Nella lettera, pubblicata il 29 aprile 2015, si legge: “Deploriamo la complicità del Regno Unito nei crimini di guerra israeliani, con particolare riferimento ai massacri e alla distruzione di case e mezzi di sussistenza perpetrati a Gaza la scorsa estate. E’ ben noto come Israele abbia espulso la popolazione palestinese dalla sua terra ed eseguito un’occupazione sistematica, militare e illegale nei confronti di coloro che sono rimasti. Ciò che è meno noto è che il Regno Unito ha avallato i crimini di Israele contro il popolo palestinese. Chiediamo: come possono le aziende del Regno Unito accettare di trarre profitto dall’esportazione di armi a Israele, dal momento che queste forniture sono direttamente collegate con i bombardamenti israeliani durante l’estate del 2014, che hanno ucciso più di 2.100 persone, tra cui oltre 500 bambini? Il Regno Unito non vuole essere complice di tali palesi crimini contro l’umanità. Crimini contro un popolo di bambini e rifugiati, persone che hanno bisogno che il mondo smetta di ignorare o restare indifferente di fronte alla catastrofe senza fine che l’esercito più addestrato e più equipaggiato in Medio Oriente ha imposto loro”.

Un accorato appello ha concluso la lettera, in cui il gruppo ha invitato tutte le aziende e gli individui coinvolti a troncare ogni partnership commerciale con coloro che sostengono il commercio di armi con Israele: “Vi invitiamo a rispondere alla chiamata palestinese per il boicottaggio dei prodotti israeliani, il disinvestimento dalle aziende che sostengono Israele e le sanzioni contro il regime israeliano”. Tra i firmatari dell’appello, 21 organizzazioni impegnate nella promozione dei Diritti Umani e sostenitrici del Bds (Boicottaggio–Disinvestimento–Sanzioni), tra cui Blackburn Drive For Justice, Bolton Boycott Divestment and Sanctions, Bolton Campaign for Nuclear Disarmament, Greater Manchester Stop the War Coalition, Liverpool Friends of Palestine, Merseyside Jews for Peace and Justice.

Nel novembre dello scorso anno, i dati hanno rivelato che la Gran Bretagna aveva approvato la vendita di armi ad Israele per un valore di 7 milioni di dollari nei sei mesi precedenti la sua offensiva su Gaza; nella fornitura erano compresi parti dei droni, aerei da combattimento ed elicotteri. Le armi e le forniture di fabbricazione inglese furono successivamente utilizzate durante “Protective Edge”, l’offensiva israeliana che tra luglio e agosto 2014 ha devastato la Striscia di Gaza. All’epoca fu il deputato laburista Katy Clark a lanciare l’allarme: “E’ ormai evidente che non solo il Regno Unito si rifiuta di condannare l’aggressione militare israeliana in corso, ma che ha permesso attivamente che le aziende britanniche armassero l’esercito israeliano durante l’offensiva”.

I Jews for Justice for Palestinians non sono stati gli unici, né i primi a denunciare che Gaza è ormai un laboratorio di cavie per testare armi. Colpisce e conforta che siano degli ebrei a denunciare questo stato di cose, anche perché gli appelli precedenti, per quanto autorevoli, sono rimasti inascoltati. Ci riferiamo a quello del medico norvegese Mads Fredik Gilbert che nel 2009 aveva denunciato che Gaza era stata utilizzata per testare nuovi tipi di armi e che di questo aveva avuto prova mentre lavorava allo Shifa Hospital durante “Piombo Fuso”, curando le “strane” ferite dei pochi ‘fortunati’ che riuscivano a raggiungere l’ospedale nell’inferno dell’offensiva israeliana. Successivamente, nel dicembre 2014, Mustafa Barghouti, segretario generale dell’Iniziativa Nazionale di Palestina, dichiarò: “Nel corso dell’ultima offensiva (dall’inizio di luglio fino alla fine di agosto), il regime di Tel Aviv ha utilizzato armi proibite e di distruzione di massa contro i civili di questa regione assediata.

Nel corso degli ultimi anni, il regime di occupazione israeliano ha scatenato 4 guerre in cui ha utilizzato armi proibite, oltre ad utilizzare barili di esplosivo e bombe a grappolo”. E, in riferimento a “Protective Edge”: “Le forze israeliane hanno bombardato dalla terra, dal mare e dall’aria questa zona costiera utilizzando 21mila tonnellate di materiali esplosivi il che equivale all’utilizzo di 2 bombe atomiche”. Il 6 agosto 2014 un appello sottoscritto da 400 bibliotecari e studiosi del Medio Oriente, pubblicata sul sito Mondoweiss, denunciava la “catastrofe umanitaria” causata da Israele e il silenzio complice della Comunità Internazionale. Appelli ignorati, caduti nel vuoto. Oggi è la voce di una parte della Comunità Ebraica inglese che si leva a difesa dei diritti del popolo palestinese oppresso. E auspichiamo che questa volta non rimanga inascoltata.

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