Gaza: il gioco delle tre carte sulla pelle dei gazawi

Ha fatto notizia il mandato di cattura per crimini contro l’umanità nei confronti del presidente israeliano Netanyahu, da parte del presidente turco Erdogan. Netanyahu è accusato da Ankara di “crimini contro l’umanità, genocidio, distruzione di proprietà, saccheggio aggravato e dirottamento di mezzi di trasporto”. Il mandato è stato emesso nell’ambito delle indagini sulla detenzione degli attivisti della Flotilla diretti a Gaza, da parte delle forze armate israeliane lo scorso maggio.
Gaza: facciamo un passo indietro
16 anni fa dei cittadini turchi salparono verso Gaza a bordo della Mavi Marmara, sfidando il blocco navale israeliano. L’Idf abbordò la nave nel maggio del 2010 e dieci cittadini turchi persero la vita. La reazione di Ankara fu veemente: le relazioni vennero interrotte e i leader turchi promisero che i responsabili sarebbero stati assicurati alla giustizia. Fu mero battage mediatico, le parole si scontrarono con la realpolitik e, sei anni dopo, il linguaggio giustizialista lasciò lo spazio a quello degli interessi.
Nel giugno del 2016, Israele e Turchia ristabilirono le relazioni, con Israele che accettò di pagare venti milioni di dollari in risarcimento alle famiglie delle vittime e dei feriti. La Turchia abbandonò il procedimento contro i soldati israeliani mentre il blocco navale che la flottiglia aveva tentato di sfondare rimase in vigore; gli aiuti sarebbero transitati attraverso i porti israeliani. “Israele ha bisogno della Turchia e la Turchia ha bisogno di Israele,” queste furono le dichiarazioni di Erdogan.
Il messaggio era chiaro: tutto ha un limite e quando entrano in gioco gli interessi strategici non c’è principio umanitario che tenga. Siria, sicurezza regionale, energia e cooperazione nel Mediterraneo erano gli scogli sulla quale si infrangevano tutte le ideologie. Quando l’organizzazione turca, responsabile della missione Mavi Marmara osò criticare l’accordo, Erdogan la rimproverò e gli addossò la colpa di quanto accaduto alle sue azioni.
I rapporti attuali tra Turchia e Israele
Le esportazioni turche verso Israele sono aumentate del 526% nei primi mesi del 2024 e hanno raggiunto i 571,2milioni di dollari. La questione è se Ankara continuerà a perseguire questa strada e se, soprattutto, continuerà a dare corpo alla richiesta di arresto del leader sionista.
Le tensioni turco-israeliane sono sempre legate alla Siria, dove l’influenza della Turchia si scontra con gli obiettivi di “sicurezza” israeliani. Inoltre, vi è il rapporto di Ankara con Hamas che inasprisce le tensioni, oggi la Turchia mantiene aperti i canali politici con il movimento palestinese, mentre nel 2016 una delle richieste di Israele era di limitare le attività del movimento di Resistenza.
Un rapporto che un tempo era considerato una risorsa per ricostruire i rapporti con l’entità sionista, oggi, diventa un oggetto di scambio per il ruolo da mediatore che si è data la Turchia. La richiesta d’arresto all’Interpol non deve essere presa per quello che sembra, ma per quello che sarà quando Ankara avrà ancora bisogno di Israele.
Nel caso in cui la Turchia cambierà volto sarà la dimostrazione che la Palestina si è rivelata, ancora una volta, una potente leva per gli interessi turchi. Il tutto, ancora una volta, sulla vita dei gazawi.
di Sebastiano Lo Monaco



