Emigrazione giovanile e politiche del lavoro criminali

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Siamo un Paese di santi, di poeti, di navigatori e di emigrazione giovanile. Il numero dei ragazzi italiani che è costretto ad abbandonare la propria nazione, non ha rivali in Europa. Ogni anno le percentuali non fanno che aumentare. Fatte le debite proporzioni è come se città di media grandezza immigrassero in altre nazioni. E’ quello che succede annualmente.

emigrazione-giovani-italiani-estero-cause-spreco-italia-1Poi arrivano i dati sull’emigrazione giovanile ed iniziano i peana. I sepolcri imbiancati che si stracciano le vesti. Dichiarazioni di facciata tra chi quasi lacrima di ipocrisia e di chi mira ad un ritorno massiccio di chi è andato via. Magari saranno rimpatriati con le navi cargo, non appena l’Italia sarà diventata la Norvegia del mediterraneo, con un clima mite ed una cucina da sogno.

Peccato che questa sia solo una visione, molto ottimistica ed utopica perchè chi va via difficilmente torna, se non da turista. I dati, anche quest’anno, sono pressochè impietosi e dovrebbero far tacere tutti, ma così non è. Alle feste di laurea, i genitori non piangono più per l’emozione ma per il dolore che provano a sapere che tutta la fatica fatta dal figlio sarà inutile e piangono per un’altra ragione, perchè se ne andrà. Andrà via di casa, diventerà uno dei “cervelli in fuga”. Un altro, uno dei tanti.

Siamo stati e continuiamo ad essere un Paese di emigranti. Ce ne andavamo prima, con le valigie di cartone, ce ne andiamo adesso con il trolley e, quando va bene, con il biglietto della Ryan Air, quando va male con i pullman, come facevano gli abitanti dell’Est Europa dopo la caduta della cortina di ferro. Il cordone ombelicale che lega bisnonni, nonni, figli e nipoti, è sempre intatto, si continua ad emigrare. Se prima dalla Sicilia si andava a Milano o Torino, adesso, Milano, è la città dove costantemente si registra un emorragia di fughe per la vita. E’ la città che ha perso più residenti, (3.300), seguita da Roma (2.450.) Napoli (1885) e Torino (1.653).

L’emigrazione giovanile è un fenomeno che viene studiato da tempo da ricercatori, sociologi, ed economisti. Manca del tutto o in parte dal dibattito politico. E come potrebbe essere altrimenti?
Giuliano Poletti, ministro del Lavoro, prima del governo Renzi, adesso del governo Gentiloni, si è sbizzarrito nel dichiarare che: “Bene così: conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi. Bisogna correggere un’opinione secondo cui quelli che se ne vanno sono sempre i migliori. Se ne vanno 100 mila, ce ne sono 60 milioni qui: sarebbe a dire che i 100 mila bravi e intelligenti se ne sono andati e quelli che sono rimasti qui sono tutti dei “pistola”. Questo è il gaglioffo che dovrebbe provvedere ad un settore delicato come il lavoro in Italia.

Le dichiarazioni di questo “signore” non devono far indignare e non devono farlo per un semplice motivo. Sono dichiarazioni endemiche alle politiche omicide e meschine attuate dal suo governo. I dati ultimi dell’Inps parlano chiaro: oltre 120 milioni di voucher venduti nei primi 10 mesi del 2016. Una riduzione di oltre il 30% delle assunzioni stabili rispetto al 2015 sono una fotografia di un’Italia precaria, senza tutele, senza lavoro e senza futuro, specie per i giovani. Per non parlare dell’altra farsa del Jobs Act, applaudito da tutti i guitti che pascolavano intorno all’ex presidente del Consiglio.

L’emigrazione giovanile non può che aumentare ed il giovane italiano non può fare altro che, ringraziare i genitori per i sacrifici, ripiegare le lauree perchè esistono casi di gente che oltre alla laurea triennale, alla magistrale hanno preso un altro titolo di studio, un’altra triennale nella speranza di ottenere un riconoscimento lavorativo.

Dicevano, il giovane non può far altro che ringraziare i genitori, ripiegare le pergamene, comprarsi un biglietto e abbandonare questo cortiletto dove sverna, in maggior parte, chi possiede conoscenze, raccomandazioni ed incompetenze. Figli di ministri, di onorevoli, di sottosegretari, di prelati, di professori. Sembra di ascoltare la canzone dei Creedence Clearwater Revival, “Fortunate Son”. 

Perchè le politiche del governo non mirano ad altro. Incrementare le incompetenze a debellare il lavoro professionistico ed a creare non più retribuzioni decenti ma mance che non si lascerebbero nemmeno al mendicante dinnanzi alla porta della chiesa. Questo è diventato il lavoro in Italia, un mendicare.

E allora si parte, si va via. Chi rimane lo fa a denti stretti, magari perchè ha una famiglia alle spalle che lo sostiene, o ha avuto la fortuna di avere uno straccio di lavoro. Perchè libero professionista, vessato dalle tasse se onesto oppure in nero, come tanti, come troppi.  Chi va via, in molti casi diventa un’eccellenza. Dopo la normale e fisiologica gavetta vanno a dirigere ristoranti, aziende, molti diventano titolari di cattedra ad età che, in Italia, sono considerate da lattanti. Altri fanno lavori onesti, onestamente retribuiti, onestamente svolti.

L’emigrazione giovanile non cade dal cielo. E’ un fenomeno e non un noumeno. Se solo non si fossero seguite politiche scellerate liberiste scopiazzate dagli Stati Uniti. Se solo non ci fossero guitti di periferia a decidere delle sorti dei giovani. Purtroppo, però, per dirla pirandellianamente: Così è, (se vi pare).

di Sebastiano Lo Monaco

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