Medio Oriente

Ebrei iraniani: Israele, sette decenni di crimini

Una brutale campagna anti-iraniana portata avanti dall’Occidente e dai suoi alleati regionali negli ultimi 40 anni ha tentato di oscurare l’immagine dell’Iran soprattutto per quanto riguarda i diritti umani. Per smontare questa montagna di menzogne, diamo voce alla comunità di ebrei iraniani che da secoli vive indisturbata nel Paese del Golfo. Vale la pena ricordare che gli ebrei in Iran hanno sempre rifiutato gli inviti del regime israeliano a trasferirsi nella Palestina occupata.

Ebrei iraniani e le menzogne dell’Occidente

Gli ebrei iraniani praticano liberamente il proprio culto e godono delle libertà religiose e civili, senza avere alcun problema nella società o con le istituzioni. Gli ebrei iraniani hanno il diritto di auto-amministrazione e un membro tra i 290 parlamentari iraniani è eletto dai soli ebrei.

A tal proposito, vale la pena leggere le dichiarazioni del capo dell’associazione ebraica di Teheran, Homayoun Sameyeh, che afferma che il regime sionista, nonostante tutte le sue lotte e il sostegno di alcuni Paesi occidentali, non è stato in grado di trovare una posizione globale fissa dalla sua forzata costituzione 72 anni fa.

“Più passa il tempo, più il regime israeliano deve affrontare l’isolamento globale, contrariamente al suo desiderio di lunga data di ottenere una posizione stabile tra i Paesi del mondo”, ha dichiarato Sameyah nel corso di un’intervista rilasciata a Mehr News Agency, in occasione del 72° anniversario del Nakba Day.

Il Nakba Day segna l’istituzione del regime israeliano nel 1948 e l’espulsione forzata di oltre 700mila palestinesi dalle loro terre e la loro dispersione nei campi profughi in Cisgiordania, Gaza e nei Paesi vicini.

Sameyah, che presiede l’Associazione ebraica di Teheran e ha recentemente ottenuto il seggio riservato agli ebrei iraniani alle undicesime elezioni parlamentari dell’Iran, ha risposto alle domande del collega Morteza Rahmani.

Riportiamo il testo della sua intervista:

Sono trascorsi 72 anni dall’occupazione delle terre palestinesi da parte del regime israeliano; che risultati ha raggiunto oggi il regime in termini di identità e stato politico e sociale?

Quest’anno ricorre il 72° anniversario dell’occupazione dei territori palestinesi da parte del regime sionista con il sostegno delle potenze arroganti dell’epoca, compresa la Gran Bretagna. Durante questi anni, questo regime non solo ha commesso massacri e oppressioni massicce contro il popolo palestinese, ma ha anche creato insicurezza e fomentato tensioni e conflitti nella regione del Medio Oriente.

Tali misure inquietanti hanno rivelato la natura criminale del regime a tutti i ricercatori di libertà nel mondo e, di conseguenza, hanno creato l’isolamento dei sionisti.

Cosa suggeriscono le attuali crisi e fratture politiche tra le autorità del regime israeliano, così come la sicurezza minata del regime?

È passato più di un anno dalle elezioni del regime sionista, tuttavia, possiamo vedere che la mancanza di un serio coordinamento tra le sue autorità ha impedito qualsiasi mossa pratica per la formazione del governo nel regime. La situazione instabile del regime può anche essere vista in molte fratture tra i suoi partiti politici e nelle proteste pubbliche all’interno dei Territori occupati.

Il regime israeliano sta lottando per respingere l’avanzata dei movimenti della Resistenza palestinese e libanese; i sionisti hanno avuto successo in questo senso? Questi sforzi aiuteranno Tel Aviv a sopravvivere?

Nonostante tutte le sue inutili lotte e il massacro dei palestinesi, il regime sionista non ha raggiunto nessun obiettivo e questi crimini non hanno portato a nient’altro che una vergogna globale per i suoi leader. Speriamo tutti di vedere il declino di questo regime nel prossimo futuro e di vedere la libertà delle popolazioni oppresse della Palestina e il raggiungimento dei loro diritti.

Quali sono stati gli impatti del progresso militare dell’Asse della Resistenza sul regime sionista?

L’incremento del potere militare dei vicini del regime crea sicuramente paura, ansia e preoccupazione per tutti i leader sionisti. Faciliterà anche il percorso del movimento di Resistenza sugli sforzi per sconfiggere gli occupanti e infine aiuterà i palestinesi a reclamare la loro libertà rubata.

Fino a che punto il trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme e la proposta del cosiddetto “Affare del secolo” da parte dell’amministrazione Trump hanno cambiato l’equilibrio a favore di Israele e dei suoi sforzi per la legittimazione?

Il trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme (al-Quds) non solo ha provocato proteste tra i Paesi islamici, ma ha anche suscitato preoccupazione in molti altri Paesi per le ripercussioni della mossa. Molti credono che la mossa abbia solo accelerato l’isolamento del regime sionista. Per quanto riguarda il cosiddetto Deal of the Century, dovrei dire che nessuno scambierà la propria libertà con il denaro e che la trama per acquistare persone con denaro non è utile.

di Yahya Sorbello

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