Disastro UE consegna la Sassonia all’AFD

Cum grano salis, così andrebbe letta la schiacciante vittoria dell’AFD in Sassonia. La vittoria dell’AFD non arriva dal nulla, ma si porta sulle spalle le scriteriate politiche belliciste e neoliberiste messe in atto dalla UE in primis e dal tracollante governo Merz poi. Che questo disastro sia successo in Germania non dovrebbe meravigliare più di tanto vista la filosofia degli ultimi governi che, a rotta di collo, si sono assoggettati e genuflessi ai desiderata della UE e dell’Ucraina. Infatti, la Germania è la prima fornitrice di armi a Zelensky e questo la gente non lo dimentica, soprattutto quando vede i salari fermi, l’aumento delle spese militari e lo smantellamento dello stato sociale.
Disastro UE e analisi del voto
La vittoria di AFD conferma una realtà lapalissiana: il dissenso verso l’establishment europeo ha una forza propulsiva enorme soprattutto laddove si trova una rappresentanza accettabile. Nel caso in questione ha raggiunto quasi la metà dell’elettorato. Altra notizia degna di nota è il crollo delle forze di governo, i partiti che tengono in piedi il carrozzone europeo e annessa retorica bellicista, russofoba e dell’immigrazione incontrollata.
Altra considerazione non a margine è che, la Sassonia, Land dell’ex DDR, è la roccaforte dell’AFD, quindi giocava in casa. Al netto di questo è evidente come l’andazzo, in tutte le nazioni che andranno al voto, sia pressoché uguale alla situazione tedesca.
Cause
I primi responsabili del ritorno all’ultra destra sono da ricercare nei liberaldemocratrici, quelli dei “supremi” valori occidentali che poi altro non sono che valori in borsa, taglio dei salari e dei diritti sociali. Governi con campi più o meno larghi, con fantomatiche agende che invece di rafforzare lo stato sociale lo hanno lentamente smantellato. Stato sociale che era, è giusto parlare al passato, il vero baluardo della democrazia in Europa.
Non deve meravigliare se uno dei principali artefici dei cosiddetti “volenterosi” in armi, che smontano pezzo per pezzo l’economia sociale per portare armi in Ucraina e riportare l’Europa dinnanzi allo spettro di un’invasione Russa, sia Merz, il più impopolare capo di governo della Germania dal 1945; lo stesso Merz che ha varato un programma di miliardi in riarmo finanziato anche con il taglio delle pensioni. Soffia il vento del Nord? A quanto pare la brezza inizia a farsi pesante.
Sulle promesse elettorali, però, bisogna attendere per vedere se si è trattato di uno storytelling confezionato ad arte oppure di reali scenari politici. Anche perché, rimanendo alla sola ADF, si è dinnanzi al paradosso di un’agenda ferocemente etno-nazionalista quando si tratta di immigrazione, ma anti-statalista e iper-globalista quando si tratta di capitale, di tecnologia e degli oligarchi che controllano i settori.
di Sebastiano Lo Monaco



