Asse della ResistenzaPrimo Piano

Dahiyeh ha il peso di una capitale

Dahiyeh, così viene chiamata l’immensa periferia meridionale di Beirut, abitata da quasi 800mila libanesi in larga maggioranza musulmani sciiti. Prima degli anni ‘80, Dahiyeh era composta da una più ampia varietà di sfondi confessionali, situazione mutata durante la guerra civile del 1975, quando migliaia di sciiti in fuga dai continui attacchi israeliani sui loro villaggi nel sud del Libano si stabilirono nei sobborghi meridionali di Beirut.

Dahiyeh manifestò il suo primo atto di Resistenza oltre 200 anni fa, quando i residenti rifiutarono di versare le imposte fondiarie richieste da Fakhr-al-Din II. Anche durante il periodo ottomano si svilupparono vasti movimenti di Resistenza popolare. Nel corso del mandato francese, giovani di Dahiyeh si opposero alla dominazione di Parigi sparando durante una parata per il generale Henri Gouraud a Burj el-Barajneh.

Dahiyeh ancora al centro di aggressioni

Veniamo ai giorni nostri. L’annuncio del Primo Ministro pakistano Shehbaz Sharif riguardo all’accettazione reciproca di un cessate il fuoco di due settimane da parte di Iran e Stati Uniti, e all’imminente inizio dei colloqui per raggiungere un accordo definitivo, conteneva diversi punti fondamentali. Tra questi, spiccava l’enfasi sul fatto che il cessate il fuoco fosse stato accettato dall’Iran, dagli Stati Uniti e dai rispettivi alleati, e l’esplicita sottolineatura che tale tregua avrebbe incluso anche il Libano.

Eppure, solo poche ore dopo questi scambi diplomatici, sono stati lanciati attacchi aerei senza precedenti e di grande intensità contro Hezbollah nel distretto di Dahiyeh a Beirut. Alcune fonti hanno descritto questi attacchi come i più intensi dal 1982. Secondo il Ministero della Salute libanese, oltre 300 persone sono state uccise e più di 1.100 ferite.

L’inganno di Usa e Israele

A tal proposito, l’ufficio di Netanyahu ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma che il cessate il fuoco non riguarda Hezbollah o il Libano, dichiarando che la guerra su quel fronte continuerà. Gli Stati Uniti, come sempre, hanno sostenuto la posizione israeliana.

Questo orientamento extralegale e non etico della diplomazia americana ha trasformato il dialogo con gli Stati Uniti in un esercizio futile per il governo iraniano, un esercizio che non produce alcun risultato e porta solo alla perdita di opportunità e all’indebolimento della posizione dell’Iran.

Se il cessate il fuoco in Libano non è valido, nonostante quanto emerso dai documenti pubblicati dal mediatore e nonostante le insistenze dell’Iran, allora il sostegno dell’Iran a Hezbollah e alla nazione libanese non può essere considerato una violazione della tregua di due settimane.

Da questa prospettiva, nel quadro del pensiero politico della Repubblica Islamica, Dahiyeh si configura come la capitale dell’Iran, e la sua importanza non è inferiore a quella di Teheran. Ciò non significa ingerenza negli affari interni del Libano; piuttosto, riflette l’autenticità dell’approccio libanese all’interno dell’Asse della Resistenza, rappresentato da Hezbollah, che riceve non meno attenzione in Iran che in Libano e rimarrà una questione viva e attuale in qualsiasi potenziale dialogo o accordo.

Dahiyeh, mille volte distrutta e mille volte è ricostruita

Le innumerevoli aggressioni contro le loro case e le loro famiglie, hanno sviluppato una naturale cultura della Resistenza tra la gente di Dahiyeh. Di pari passo è cresciuto anche il sostegno nei confronti di Hezbollah, visto come l’unico movimento capace di sconfiggere Israele. Dalla sua fondazione (1982), il Partito di Dio è divenuto l’unico punto di riferimento per tutti i cittadini sciiti e non solo, in quanto il movimento di Resistenza si è sostituito alle istituzioni da sempre assenti nella periferia meridionale di Beirut. Ha sviluppato una gigantesca catena di Fondazioni caritatevoli che ramificate non solo a Beirut sud, ma su tutto il territorio nazionale, garantiscono ancora oggi tutti quei servizi primari per le fasce deboli della popolazione libanese, sciiti e non.

Oggi, l’immensa periferia di Dahiyeh è ridotta nuovamente in macerie, devastata dall’ennesima follia criminale israeliana. Ma non temete, la su gente è maestra di pazienza e di fede; bisogna solo attendere per rivedere Dahiyeh rinascere più forte e bella di prima.

di Redazione

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