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Da Gaza alla Cisgiordania l’invito alla Resistenza del comandante Barghouti

di Mauela Comito

Marwan Barghouti, leader di Al-Fatah, prigioniero in un carcere israeliano, ha indirizzato una lettera a tutti i membri del Movimento, con l’appello di affrontare e cercare di contrastare l’occupazione sionista in Cisgiordania. Pur non parlando esplicitamente di lotta armata, egli ha più volte fatto allusioni all’incendio di insediamenti e check-points.

In 51 giorni di aggressione israeliana contro la Striscia di Gaza, dalle città e dai villaggi della Cisgiordania Occupata sono partite numerose manifestazioni di protesta, spesso degenerate in scontri con i militari israeliani, cosa che ha causato la morte di decine di persone e il ferimento di diverse centinaia. Le proteste non erano solo una reazione a quanto accadeva nella Striscia di Gaza, ma anche un modo per opporsi al regime di Tel Aviv che soffoca l’esistenza di migliaia di palestinesi, impedendo loro qualunque movimento.

L’analista politico Jihad Harb ritiene che, nonostante gli scontri quotidiani tra l’esercito israeliano e i coloni da un lato e la popolazione palestinese dall’altro, non vi sia una reale resistenza armata in Cisgiordania, totalmente sotto occupazione israeliana. Secondo Harb, una situazione come quella del 2002 è del tutto impensabile, anche per la politica dell’Anp, volta a disarmare i gruppi della Resistenza. Secondo quanto riportato da Al-Akhbar, Harb sostiene che le manifestazioni e gli scontri altro non sono che “manifestazioni popolari”; tuttavia non esclude che “sviluppi inattesi” possano portare ad un vero e proprio scontro armato.

Quello che è certo è che non si ferma la barbarie dell’occupante sionista contro i civili in Cisgiordania; ogni giorno decine di persone passano ore interminabili ai posti di blocco, trattenuti e umiliati per il solo fatto di essere palestinesi; gli ordini di confisca delle terre e di abbattimento delle abitazioni e delle infrastrutture vengono notificati quotidianamente, con il solo scopo di appropriarsi illegalmente di territorio palestinese su cui costruire nuovi insediamenti, a proseguimento di una politica sconsiderata che Israele porta avanti ormai dal 1967, in palese violazioni delle leggi internazionali (la IV Convenzione di Ginevra vieta e punisce l’edificazione su terre sottratte illegalmente).

A questo proposito, Harb ha sottolineato come la politica di Netanyahu si muova su più fronti: da un lato combattere i palestinesi a Gaza e dall’altro espandere le colonie in Cisgiordania, cercando di indebolire l’Autorità Nazionale Palestinese nell’Area A. Marwan Barghouti, ex segretario di Al-Fatah e condannato a scontare 40 anni nella prigione israeliana di Hadarim, nella sua lettera ha criticato la mancanza di una Resistenza adeguata negli ultimi 10 anni, mancanza di cui ha beneficiato l’occupante, e ha esortato i suoi compagni a perseguire un progetto più ampio ed efficace di Resistenza.

Qaddura Fares, funzionario di Al-Fatah, ha dichiarato di non aver interpretato la lettera di Barghouti come un incitamento alla lotta armata, pur ribadendo che il Movimento è pronto alla Resistenza ma saranno le circostanze a stabilire sotto quale forma verrà messa in atto. Di parere opposto Abdel-Sattar Qassem, analista politico, il quale vede l’appello di Barghouti come un esplicito invito alla lotta armata. “I membri di Fatah, anche se cercano di monopolizzare la storia palestinese, ne sono, oggi, ai margini. I protagonisti in questo momento sono Hamas e la Jihad Islamica. Mentre i combattimenti distruggevano Gaza, Fatah coordinava la sicurezza cooperando con Israele”. Anche Barghouti ha lodato l’operato dei gruppi di Resistenza a Gaza e ha aspramente criticato Al-Fatah. Qassem ha detto anche che l’Anp è addirittura “ostile alla Resistenza, in Palestina come in Libano” e per questo motivo l’appello del leader del Movimento rimarrà inascoltato.

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