Conti pubblici in profondo rosso. Un “buco”nelle casse dello Stato che sfiora i quattro miliardi di euro

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di Adelaide Conti

L’Italia che non ti aspetti, o forse sì. Quella che fa notizia, e la fa nel peggiore dei modi possibili. I numeri che emergono dal dossier della Guardia di Finanza in merito alle verifiche compiute nel 2015 sull’amministrazione pubblica fanno a dir poco rabbrividire. Ammonta a quasi quattro miliardi di euro il “buco” nei conti dello Stato. Cifra mai sfiorata prima. Ad aver contribuito in modo notevole alla crescita di questa cifra da capogiro circa settemila dipendenti pubblici “infedeli”. Sono funzionari e impiegati che a vari livelli si sono resi colpevoli di illeciti ai danni delle casse dello Stato. E’ la fotografia fatta dalla Guardia di Finanza che ci racconta, numeri alla mano, di un Paese reale che, tra omissioni e abusi sottrae soldi pubblici ai danni della collettività. Ma vediamo di snocciolare la questione di cui si parla.

Il “Corriere della Sera” pubblica alcuni dati che ci chiariscono meglio l’attività di indagine delle fiamme gialle in materia di reati contro la pubblica amministrazione e di appalti pubblici. Gli interventi eseguiti nel 2015 sono stati ben 1631 ed i soggetti denunciati 3590. Se si prendono in esame le responsabilità amministrative per danni erariali gli interventi eseguiti sono 2131 a fronte di 6737 soggetti segnalati. Il danno erariale complessivo sfiora appunto i quattro miliardi di euro o meglio 3.837.273.698 per la precisione. Ci sono truffe per tutti i gusti, si va dal settore sanitario ai mancati controlli nell’erogazione di pensioni, truffe anche per indennità ed esenzioni, le sempre verdi procedure truccate per la concessione degli appalti, e ancora gli appalti gonfiati, i medici assenteisti, le consulenze inutili e i doppi incarichi, insomma, c’è l’imbarazzo della scelta. I dati diffusi dalla Guardia di Finanza raccontano di un’Italia dell’illegalità e degli sprechi che neanche in tempi di spending review riesce a darsi un freno. Mostrando al contrario un aumento inquietante: in soli quattro mesi, da giugno a ottobre dello scorso anno, la cifra contestata è salita oltre 500 milioni di euro.

L’Italia del malaffare non si cura della crisi e soprattutto non ci sta a cambiare le cattive abitudini. E dunque accade che a Modena un medico viene denunciato perché mentre risultava regolarmente in servizio, di fatto in ospedale si faceva vedere per appena un paio d’ore. Da almeno cinque anni “la regolare presenza veniva garantita solo una volta a settimana” e in sua discolpa “ha portato i tabulati del marcatempo di un’altra struttura ospedaliera dove svolgeva attività da libero professionista intramoenia”. E ancora, ad Imperia i dottori del dipartimento di Medicina legale “certificavano la morte delle persone pur non avendo effettuato alcuna analisi perché erano altrove”. Decine i documenti falsi trovati durante le perquisizioni. Non è un caso se chi deve sottoporsi a degli esami o fare delle visite specialistiche in ospedale quando arriva il momento della prenotazione si viene puntualmente rimandati alle calende greche. A Milano le truffe scoperte a giugno hanno provocato danni esosi. In una struttura sanitaria convenzionata con il sistema nazionale “sono stati eseguiti oltre 4mila interventi chirurgici in violazione delle norme di accreditamento relative alla presenza minima di operatori e anestesisti, nonché di impiego di medici specializzandi”. Piccolezze. La struttura ha comunque “autocertificato il mantenimento dei requisiti richiesti per l’accesso al rimborso delle prestazioni sanitarie offerte, ottenendo indebiti rimborsi per oltre 28 milioni di euro”.

A fare da corollario a questo scenario decisamente poco edificante c’è anche lo scandalo di affittopoli. Secondo una verifica del commissario Tronca, il comune di Roma affitterebbe gli immobili di sua proprietà a prezzi sotto i minimi di mercato. Si tratta di case situate in zone di pregio della capitale e chi ha la “fortuna” di viverci paga cifre estremamente basse. Un esempio fra tutti: un alloggio con vista Fori Imperiali a soli 23,36 euro al mese. Dati resi noti da un inchiesta del “Corriere delle Sera”. Il Campidoglio possiede 42 mila immobili di cui solo circa la metà si conosce il canone. E Adesso, il commissario della capitale assicura che sarà caccia ai dirigenti comunali che in tutti questi anni non hanno mai aggiornato i canoni di affitto.

Anche questi sono esempi di cattiva amministrazione che producono un danno incalcolabile a tutta la comunità. Quando si parla di pubblica amministrazione inevitabilmente vengono in mente parole come spechi, illegalità, cinismo, abbandono dell’etica, mancanza di senso di responsabilità, inosservanza di regole e leggi, astuzie, furberie e non per ultimo assoluto menefreghismo. Abbiamo in questi anni collettivamente metabolizzato ogni sorta di scandalo, si è passati dai furbetti del quartierino ai furbetti del cartellino con una disinvoltura che lascia sgomenti. Un quadro decisamente poco confortante. Ma com’è potuto accadere tutto ciò? La tragica anomalia italiana ha radici profonde che affondano nelle convinzioni che tutto quello che è pubblico non ci riguarda da vicino. Troppo spesso è passata l’idea che appropriarsi indebitamente di qualcosa che appartiene a tutti non può considerarsi un vero reato. Chi ruba non rischia nessun tipo di sanzione sociale. In parte perché la percezione collettiva ha derubricato la gravità del “rubare allo Stato”. Il rischio l’assuefazione. La conseguenza la rassegnazione. Et voilà, le truffe si moltiplicano da Nord a Sud e ne faremo, urbi et orbi, un legittimo fiore all’occhiello del nostro Paese. Come dire, una “specificità italiana”. Mica roba da poco.

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