Compagno D’Alema, perlomeno stai zitto

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di Salvo Ardizzone

In questa Italia marcia e irredimibile, l’inchiesta della Procura di Napoli sulla metanizzazione di Ischia, che ha portato in carcere, ai domiciliari o all’obbligo di dimora 11 persone, merita d’essere citata fra le tante per i protagonisti che vi sono a vario titolo coinvolti e per il sistema che rappresenta.

La storia è presto raccontata: la Cpl Concordia è una Cooperativa Rossa, un pezzo storico (fu fondata nel 1899) di quel reticolo di potere che ha gestito e gestisce appalti, soldi pubblici e favori, fungendo per decenni da apparato a una certa sinistra che ha appreso a perfezione la lezione del capitalismo più avido e sfrenato.

Nel 2013 ha avuto un fatturato di oltre 400 ml ma, vedi caso, pur essendo emiliana l’ha svolto per la gran parte al Sud, grazie appunto alla rete compiacente di amministratori locali intessuta da Francesco Simone, un ex sodale di Craxi soprannominato dagli amici “Tom Tom” per la sua capacità di arrivare ovunque per portare a casa appalti, soldi e, all’occorrenza, voti.

Dall’inchiesta viene fuori di tutto: sindaci praticamente a foglio paga, sottosegretari che si sbracciano per assicurare gli stanziamenti, società in Tunisia per creare fondi neri e così via. Tutto questo costituisce lo spaccato esemplare di un sistema di potere, che ha in mano vasta parte di settori produttivi strategici come le grandi opere e le costruzioni, e la dice tutta sul perché e sul come i colossi della Cooperazione Rossa si aggiudichino sistematicamente gli appalti, lasciando ai concorrenti le briciole.

È tutto un mondo che, con spocchiosa arroganza, dichiarava la propria diversità dagli “altri”, ma che di diverso aveva solo le complicità diffuse, radicate in una cosiddetta area politica, in cui la “vicinanza” era solo occasione “d’affari”. Un’area lontana anni luce dal partito che fu di Berlinguer, criticabile, certo, ma con la P maiuscola; un’area che vede implicati in questo luridume anche personaggi che ostentano un’arrogante superiorità come D’Alema, costretto a commentare meschinerie come acquisti di suoi libri, di bottiglie e bonifici alla sua Fondazione.

È patetico il suo affannoso trincerarsi dietro il fatto che quelle cose non hanno (per adesso) rilevanza giuridica; è il disappunto di chi, con una superbia fondata sul nulla, si è sempre sentito “diverso”, intoccabile.

È tutto un mondo che si è sentito al di sopra di tutto e di tutti e, per giunta, s’è pure arrogata una sorta di “superiorità morale”. È tutto un mondo autoreferenziale che, dopo aver perso da moltissimo tempo ogni bagaglio del passato, di fallimento in fallimento, s’avvia – finalmente – al suo definitivo tramonto.

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