Siria: Daesh strumento della coalizione a guida Usa

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Il 18 giugno un F/A-18E Super Hornet americano ha abbattuto un Su-22 dell’Aeronautica siriana. Due giorni dopo un F-15E Strike Eagle americano ha abbattuto un drone iraniano. Ultimi di una lunga serie di “incidenti”, durante i quali gli americani hanno aperto il fuoco sull’esercito siriano. Dal bombardamento fondamentalmente fallito della base aerea militare siriana, al bombardamento della colonna dell’esercito siriano, all’abbattimento del cacciabombardiere siriano e del drone iraniano, gli Stati Uniti hanno rafforzato la narrazione che i suoi obiettivi non hanno niente a che fare con la guerra a Daesh, di cui anzi si servono all’occorrenza.

Sono proprio questi incidenti la conseguenza della corsa Usa al controllo della Siria Orientale. Non a caso avevano posto la loro “zona di conflitto” nei pressi della città di confine siriano di al-Tanf, strategicamente importante. I disegni stilati a Washington prevedevano al-Tanf come punto di partenza per una spinta verso nord da parte di mercenari verso l’Eufrate e l’eventuale cattura dell’intero sud-est della Siria.

Ma l’esercito siriano, sostenuto dalle forze iraniane e russe, ha contrastato questi piani liberando il territorio controllato da Daesh e raggiungendo il confine iracheno, circondando efficacemente la zona di Washington. Di fronte all’opzione di sedersi con le mani incrociate in un tratto di deserto reso strategicamente inutile dalla manovra siriana, gli americani hanno preparato un’alternativa creativa.

Poiché gli Stati Uniti non potevano trovare alcuna giustificazione per attaccare direttamente il corridoio stabilito dalle forze siriane, i terroristi di Daesh sono stati utilizzati ancora una volta e “incoraggiati” a muoversi verso sud. Recenti rapporti da terra hanno dimostrato che le forze democratiche siriane (Sdf) sostenute dagli Stati Uniti permettono ai combattenti di Daesh di fuggire dalla città “circondata” di Raqqa verso Deir ez-Zor. L’idea è quella di esercitare pressioni sul suddetto corridoio, che si trova proprio a sud di Deir ez-Zor. Tuttavia, le cose non sono andate esattamente come da programma grazie agli sforzi dell’esercito siriano e dei suoi alleati.

Nonostante le prove contrarie, gli Stati Uniti continuano a sostenere che “la missione della coalizione è quella di sconfiggere l’Isis in Iraq e Siria”. A proposito dell’abbattimento del Su-22, una dichiarazione rilasciata dal Comando Centrale degli Stati Uniti ha tentato di giustificare l’abbattimento del Su-22 come “autodifesa collettiva delle forze congiunte di coalizione”, un riferimento alle Sdf, che gli americani affermano siano state colpite dal jet siriano.

“La coalizione non cerca di combattere il governo siriano, le forze russe o pro-Damasco, ma non esiterà a difendere la coalizione o le forze partner da qualsiasi minaccia”, aggiunge la dichiarazione, chiamando “tutte le parti a focalizzare i loro sforzi sulla sconfitta di Isis, il nostro comune nemico e la più grande minaccia per la pace e la sicurezza regionale e mondiale”.

La scusa utilizzata ogni volta era che c’era una minaccia per le forze statunitensi e sostenute dagli statunitensi. La realtà è, ovviamente, che gli Stati Uniti stanno semplicemente cercando di fermare l’avanzata dell’esercito siriano. E’ stata quindi una tipica “dimostrazione di forza” americana. Solo che, ovviamente, abbattere un cacciabombardiere di epoca sovietica Su-22 vecchio di 47 anni non è una cosa impressionante, né tantomeno è impressionante abbattere un drone senza pilota. C’è uno schema, però, che ci dice che tutte le azioni statunitensi finora sono state solo dimostrative: il bombardamento fondamentalmente fallito della base aerea militare siriana, il bombardamento della colonna dell’esercito siriano, l’abbattimento del cacciabombardiere siriano e del drone iraniano – tutte queste azioni hanno scarso valore militare. Esse hanno tuttavia un valore provocatorio, perché ogni volta tutti gli occhi si rivolgono alla Russia per vedere se i russi risponderanno o no.

Questa volta la risposta del Cremlino agli Stati Uniti è stata ferma e dura, la minaccia più grave che i russi hanno rivolto a Washington sin dall’inizio del conflitto siriano. I russi hanno annunciato, tra l’altro, che d’ora in poi “tutti gli oggetti aerei, compresi i velivoli e i droni senza equipaggio della coalizione internazionale a guida americana, situati a ovest del fiume Eufrate, saranno considerati dei bersagli dalle forze terrestri e della difesa aerea russa”.

E’ questa l’ultima escalation del conflitto siriano dove il vero valore geopolitico di Daesh per le élite militari di Washington non può essere sottovalutato oppure, come sostiene l’analista di Izvestia, Aleksej Ramm, le attuali tensioni tra Russia e Usa non sono altro che momentanee, e presto si riuscirà a ristabilire la cooperazione nella regione?

“Al momento l’aviazione russa ripulirà il tragitto verso Deir ez-Zor per l’esercito siriano. Bisogna inoltre assicurare la difesa di Palmyra per evitare che cada di nuovo in mano ai terroristi”, ha concluso Ramm.

di Cristina Amoroso

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