Chiesa e pedofilia: scoperti nuovi abusi in Olanda

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Nuovo scandalo sulla Chiesa. L’ennesimo orrore che parla di pedofilia. Abusi perpetrati per anni ai danni di minori da parte di preti-orchi. 65 anni di abominio puro, dal 1945 al 2010, cardinali, vescovi e loro ausiliari in Olanda hanno insabbiato una quantità imprecisata di casi di abusi su minori. Molti di quegli alti prelati sono adesso morti e quelli ancora in vita, com’è ormai tristemente d’uso, si trincerano dietro l’omertà più vigliacca.

PEDOFILIA-CHIESALa notizia segue a ruota quella di una lunghissima serie di abusi avvenuti in Germania tra il 1946 ed il 2014 ai danni di 3.677 minori. In quasi 70 anni, ben 1.670 preti si sono resi colpevoli di abusi sessuali su bimbi che, molte volte, non superavano i 13 anni di età.

L’inchiesta olandese, promossa dal quotidiano Nrc, ha portato alla luce il coinvolgimento di 20 dei 39 cardinali e vescovi che si sono succeduti nel periodo tra il 1945 ed il 2010, e che erano costantemente impegnati a coprire le infami gesta degli preti pedofili, trasferendoli in altre parrocchie e consentendogli di continuare a mietere nuove vittime. Addirittura quattro alti prelati si sarebbero resi colpevoli essi stessi di aver abusato sessualmente di minori.

Secondo a portavoce della Chiesa olandese Daphne van Roosendaal si tratterebbe di notizie solo in parte confermabili, in quanto in molti casi si tratterebbe di testimonianze anonime tutte da verificare, anche alla luce del fatto che molti dei vescovi coinvolti sono già morti da tempo.

Un’ondata di nuovi casi che sembra non volersi arrestare e che sta producendo un effetto domino non solo in Europa, ma anche negli Usa (precursori già nel 2002 dello scandalo di Boston), in Sud America e persino in Australia. Proprio la chiesa australiana ha recentemente dichiarato che non rivelerà i casi di abusi sui minori da parte di preti, appresi nel segreto del confessionale. Nonostante il rischio di incorrere in sanzioni per avere violato leggi statali, i portavoce della chiesa australiana, nel tipico stile viscidamente diplomatico che contraddistingue la comunicazione ecclesiastica da millenni, hanno dichiarato: ”Non vediamo come salvaguardia bambini e delle persone vulnerabili e sigillo della confessione si possano escludere l’uno con l’altro”.

Nonostante i continui mea culpa di vescovi, cardinali e papi, l’abiezione che anima le vite di migliaia di uomini di chiesa non sembra conoscere redenzione e, adesso che le vittime si sono decise a denunciare, superando remore e traumi lunghi una vita, la Chiesa sta attraversando quello che, a detta dell’arcivescovo tedesco Georg Gänswein, rappresenta un vero e proprio “11 settembre” della Chiesa.

di Massimo Caruso

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