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Chi può svelare la verità sul disastro di Fukushima?

di Cristina Amoroso

Tre anni fa, l’11 marzo 2011, fu una vera catastrofe quella che si verificò presso la centrale nucleare di Fukushima Daiichi. Tre dei sei reattori nucleari nella centrale si  fusero quando la zona fu colpita da uno tsunami, verificatosi in un dopo-effetto di un terremoto. Nel 2011 si diceva che la catastrofe dell’11 marzo era il più grande disastro nucleare dopo Chernobyl nell’aprile del 1986. Chernobyl e Fukushima sono entrambi classificati al punteggio 7 come   “incidente rilevante” sulla scala International Nuclear Event progettata nel 1990 dall’Agenzia internazionale dell’energia atomica (Aiea).

Il silenzio dei media corporativi su Fukushima è stato assordante, mentre il dirigismo nucleare dell’attuale governo giapponese sembra sempre più spavaldo, nonostante le manifestazioni di protesta, i media non aiutano a gettare luce sulla vicenda quasi ci fosse una “spirale del silenzio”, come se fosse in qualche modo antipatriottico parlare di radiazioni nella società definita da qualcuno la “civiltà della vergogna”.

Mentre il Giappone approvava  la legge sul segreto di Stato, in base alla quale chi viola il segreto di Stato diffondendo notizie riguardanti ambiti strategici dell’intervento istituzionale potrà incorrere in una pena che prevede fino a 10 anni di detenzione, un operaio Kazuto Tatsuta, che aveva lavorato sulla pulizia nella centrale nucleare, in un manga racconta alla gente di cose che “i media non vedono mai”.

Il diario del lavoro di Tatsuta nella centrale nucleare Fukushima Daiichi, si è dimostrato popolare tra i lettori che cercano un antidoto alle informazioni frammentarie da parte del governo e del gestore dell’impianto, Tokyo Electric Power Company (Tepco): tiratura iniziale di 150mila copie insolitamente grande per un lavoro di un artista manga relativamente sconosciuto, previste edizioni in inglese, francese e tedesco. E i lettori hanno saputo dal manga – poi confermato da  Tatsuta – che la pulizia Daiichi è stata lasciata in gran parte nelle mani di aziende senza scrupoli con collegamenti con la criminalità organizzata, e che i lavoratori sono inviati in aree pericolose con un minimo di formazione e attrezzature scadenti.

Sta di fatto che Fukushima è ancora un disastro, come riferisce Harvey Wasserman, analista, scrittore e organizzatore del movimento antinucleare negli Stati Uniti. L’acqua sempre più radioattiva continua a versarsi nel Pacifico. Almeno tre elementi di combustibile estremamente volatili sono bloccati in aria presso l’Unità 4. Tra una pulizia rischiosa infiltrata dalla criminalità organizzata, ancora più massicci rilasci di radiazioni sono una possibilità reale in qualsiasi momento.
“Le radiazioni si sono impennate ad altezze mai raggiunte in cinque luoghi di monitoraggio nelle acque adiacenti alla centrale danneggiata numero 1, come affermava qualche tempo fa l’operatore dell’impianto Tokyo Electric Power Co. Le misurazioni seguono picchi rilevati nell’acqua dell’impianto. Gli ufficiali della Tepco dicono che le cause di questo picco radioattivo nelle acque di mare sono sconosciute”.
E cosa decide la Tepco? Un bel muro di ghiaccio: “la Tepco sta lottando per ridurre la contaminazione all’impianto poco protetto che fu danneggiato dal sisma e dallo tsunami del marzo 2011. Le misure includono piani per la costruzione di un gigantesco muro di ghiaccio sotterraneo attorno all’impianto per impedire all’acqua di falda di entrare negli edifici del reattore distrutto e miscelarsi con l’acqua di raffreddamento altamente radioattiva nei loro sotterranei”.

Vi è qualche autorità governativa o non governativa al mondo che sta affrontando il disastro di Fukushima apertamente, direttamente, onestamente e in modo efficace?

Vi è invece una cospirazione globale apparente delle autorità di tutti i tipi di negare al pubblico in modo affidabile accurate, comprensibili, informazioni verificabili in modo indipendente (ove possibile), e complete non solo sulla condizione della centrale di Fukushima stessa e sulla sua comunità circostante, ma sull’incessante, rilascio incontrollato di detriti radioattivi in aria e acqua, creando un rischio sempre maggiore di crescita a danno della comunità globale, afferma William Boardman di Global Researche.

Non vi è alcuna scusa morale per questa collusione internazionale. Le scuse sono politiche o economiche o sociali, ma nessuna scusa per qualsiasi autorità che trattenga alla fonte o menta circa le informazioni che hanno un impatto potenzialmente universale e distruttivo su tutti gli esseri viventi oggi, e per tutti quelli che nasceranno per alcune generazioni.

Le autorità giapponesi possono essere i peggiori criminali contro la verità, la sicurezza della salute e del loro popolo.  Le autorità giapponesi stanno già attaccando il proprio popolo in difesa del nucleare: non solo ignorando le varietà di minaccia radioattiva, ma anche trattenendo le pillole di iodio del 2011 che avrebbero potuto mitigare oggi la crescente epidemia di problemi di tiroide. Non riuscendo a confrontarsi onestamente su Fukushima, i giapponesi stanno gettando le basi per quello che potrebbe ammontare a un attacco a sorpresa radiologico sul resto del mondo.

Il paradigma perfetto di quella mentalità nucleare spietatamente cinica è l’attuale pratica giapponese di reclutamento di persone senza fissa dimora a lavorare a Fukushima nelle aree di radiazioni di alto livello, in cui qualcuno con qualcosa da perdere potrebbe non essere disposto ad andare per un salario minimo.

E intanto i bambini muoiono. Trentanove mesi dopo le varie esplosioni di Fukushima, il tasso di cancro della tiroide tra i bambini che vivono intorno si è elevato più di quaranta volte oltre il normale. Più del 48% dei 375mila giovani – quasi 200mila bambini – esaminati dall’Università Medica di Fukushima nei dintorni dei fiammeggianti reattori soffrono di disturbi pre-cancerosi alla tiroide, soprattutto noduli e cisti. Il tasso si va accelerando. Sono stati registrati più di 120 cancri infantili dove prima se ne registravano solo tre, dice Joseph Mangano, direttore esecutivo del Progetto Salute Pubblica e Radiazioni.

Nelle dichiarazioni fatte nel Green Power & Wellness Showin, Mangano conferma anche che la salute in generale delle popolazioni umane situate nella direzione del vento migliora quando i reattori vengono chiusi e declina quando questi vengono aperti o riaperti.

E il regime pro-energia atomica di Shinzo Abe vuole riaprire in Giappone i 48 reattori che restano. E sta facendo gradi pressioni sulle famiglie fuggite dopo il disastro perché tornino ad occupare le case e le città irradiate.

Afferma Harvey Wassermann: Three Mile Island, Chernobil e il disastro di morte e malattie che si stanno manifestando attorno a Fukushima rendono molto chiaro che il costo umano di queste decisioni continua ad aumentare e che sono i nostri bambini quelli che per primi ne soffrono il peggio.

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