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Campagna elettorale 2013: politica estera, la grande assente

di Santo Maria Scidone Dal Torrione

È indubbio che in questa tornata elettorale si sia assistito, per come del resto evidenziato dai più acuti osservatori, ad una delle peggiori campagne propagandistiche della storia della Repubblica. Senz’altro, gli esponenti politici che abbiamo visto transitare nei programmi televisivi, nelle piazze (reali e virtuali) e nelle radio, pur offrendo ottime performance mediatiche, non hanno discusso sulle concrete e reali tematiche politiche. Come ha fatto notare Massimiliano Lombardo su “Il Fatto Quotidiano” del 21 febbraio scorso, nella campagna elettorale appena conclusa si è avuto quel paradosso per cui non solo non si è riuscito a parlare concretamente di nulla, ma gli unici temi entrati nel dibattito sono arrivati per mezzo di gaffe o scandali. Incidenti di percorso, questi, fuoriusciti da una campagna come mai prima d’ora autoreferenziale, incentrata sull’immagine, priva di contenuti e intrisa di demagogia. Tuttavia, ciò che forse dovrebbe destare maggior stupore – e in un certo qual modo inquietudine e preoccupazione in capo a noi italiani – è l’assenza nel dibattito di uno degli elementi centrali che caratterizzano la vita politica di un Paese: la politica estera. Nessuno, o quasi, dei candidati a rappresentare il popolo italiano ha ritenuto di dover concedere uno spazio, spendere qualche parola o, quantomeno, rivolgere un pensiero, seppur minimo, alle questioni di carattere internazionale e alla politica estera che l’Italia intenderà assumere all’indomani dell’avvio della nuova Legislatura. La gravità della coltre di silenzio calata su questo tema ben la si coglie se solo si volge lo sguardo al resto del continente. In ogni dove in questo tempo vi è un gran dibattere, non fosse altro per la fase di transizione che il pianeta sta vivendo a causa della mutazione repentina degli equilibri internazionali fra i quali, per citarne alcuni, gli eventi che stanno interessando il Mediterraneo e il Vicino oriente. Questi ultimi, in particolare, rappresentano scenari che sia per la posizione geografica che per una naturale esposizione geopolitica, dovrebbero riguardarci direttamente. Ebbene, proprio la politica estera, l’ambito che più degli altri determina la sovranità di un Paese, è stato il grande “assente” della campagna elettorale. Certamente, non pochi esperti di questioni internazionali hanno ritenuto che questa rappresenta l’ennesima prova che il bel Paese abbia svenduto, e già da un pezzo, la sua sovranità per come, del resto, comprova la presenza di numerose basi militari sul territorio nazionale. Altri esperti – accusati di complottismo, ma non troppo – invece, analizzando con metodo scientifico l’entrata in scena del governo Monti, hanno affermato come questo altro non sia stato che l’atto finale di una sofisticata operazione che, inserita in una sistema ancora più grande e complesso, determinerà la cessione della sovranità a un occulto sistema finanziario internazionale. Ma la cosa ancor più assurda è che mentre si dibatteva sulle prestazioni sessuali di Berlusconi, le lauree e i master (mai conseguiti) di Giannino, la comicità di Grillo, la sessualità di Vendola e le qualità di Monti e Bersani, in Mali si combatteva (e si combatte ancora) una guerra a cui l’Italia ha deciso di partecipare senza discuterne in Parlamento, una guerra, per altro, combattuta per conto degli interessi degli USA, Inghilterra e Francia che nel recente intervento in Libia, hanno tentato di sottrarre all’Italia lo strategico partenariato energetico. La sensazione è, dunque, che la politica estera italiana sia uscita completamente di scena e, quel che è più grave, nel totale disinteresse della classe politica e nella assoluta indifferenza della popolazione con la conseguenza che il vuoto di potere che ne deriverà verrà, come è facile intuire, colmato da “altri” che affideranno la gestione dei loro interessi ai nostri Governo e Parlamento che verranno trasformati da organi politici decisionali a meri amministratori ed esecutori di interessi altrui in casa propria.

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