
Il caldo anomalo dello scorso mese, che ha colpito il Nord Europa e buona parte dell’Italia, ha mietuto vittime e messo con le spalle al muro i governi che assistono imbelli ad una situazione che non può far altro che peggiorare. Eppure, il cambiamento climatico non è solo una questione di termometri e condizionatori, dietro c’è ben altro.
Cambiamento climatico tra salute e denaro
Il caldo non riguarda solo la temperatura, ma anche e soprattutto la salute e il portafoglio. Diminuiscono gli stipendi, i prezzi aumentano con una maggiore vulnerabilità minacciando la salute della popolazione, i mezzi di sussistenza e la capacità di lavorare.
L’aumento delle temperatura è una falsa emergenza perché è una realtà che peggiora nel corso degli anni.
La rivista Global Evironmental Change ha dimostrato che tra il 2004 e il 2022 ondate di calore e siccità hanno eroso il 3% del reddito medio annuo delle famiglie europee e spinto verso la povertà 5,6milioni di cittadini.
Non solo, il mancato rispetto del limite di 1,5 gradi fissato dall’Accordo di Parigi, entro fine secolo potrebbe far crollare di oltre 21 punti il reddito familiare.
Il gruppo più esposto è il 20% più povero della popolazione: operai dei cantieri, braccianti, operatori della logistica, lavoratori manuali, quindi, una questione di classe. Il caso di Madrid che ha perso il 10% del reddito per l’effetto del caldo sulla produttività, presto, potrebbe fare scuola.
Black Out e richiesta di elettricità
In tutto ciò esplode la domanda di elettricità: il 23 Giugno 2026 i prezzi europei dell’energia hanno toccato livelli record: Rete sotto pressione, condizionatori accesi e offerta insufficiente. In Belgio si è raggiunto un picco mai esplorato: 1.038 euro a megawattora. Tutto ciò comporta cibi ed energia più cari e poi, di conseguenza, inflazione, per le famiglie a basso reddito l’aumento dei prezzi si trasforma in un impatto immediato e sproporzionato; secondo gli studi il cambiamento climatico potrebbe aggiungere tra lo 0,3 e l’1,2% all’anno all’inflazione globale dal 2035 in poi. Si tratterebbe di shock annuali che andrebbero a colpire intere filiere: acqua, alimentazione, energia, trasporti, assicurazioni.
di Sebastiano Lo Monaco



