Calabria: continua la battaglia per il No al Carbone

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di Redazione

Si è tenuta ieri la prima udienza relativa al processo civile promosso  dalla Sei Spa (di cui sono principali azionisti il gruppo svizzero Repower e la multiutility italiana Hera) nei confronti di quattro attivisti del Coordinamento Associazioni Area Grecanica – NO CARBONE. Il processo nasce da un atto di citazione con il quale la Sei Spa chiede a Noemi Evoli, Paolo Catanoso, Giuseppe Toscano, Domenico La Rosa, un maxi risarcimento di 4 milioni di euro per un presunto danno d’immagine arrecato alla società che vorrebbe costruire una centrale a carbone nell’area ex liquichimica di Saline Joniche.

Presenti all’udienza, davanti al giudice Francesca Rosaria Plutino, gli avvocati Angiolino Palermo e Angela de Tommasi (per Evoli e Catanoso), Loris Nisi e Stefania Polimeni (per Toscano), Mario Giovanni Zema (per La Rosa), Renato Vitetta e Alberto Panuccio (per la Ssi spa). Il processo iniziato intorno alle 10,00 del mattino, ha subito la prima battuta d’arresto essendo stato accolta l’eccezione d’improcedibilità dell’azione eccepita dagli avvocati Nisi e Polimeni. Il giudice, infatti, preso atto che non era stato esperito il tentativo obbligatorio di mediazione ha disposto che lo stesso sia richiesto dalla parte parte attrice entro il termine di giorni 15 rinviando contestualmente l’udienza alla data del 24 febbraio 2015.

Intanto nel cortile del Ce.Dir. un nutrito gruppo di cittadini e rappresentanti del mondo associazionistico ha manifestato vicinanza e solidarietà ai 4 attivisti sotto lo slogan “siamo tutti citati, siamo tutti no carbone”.

Attestati di solidarietà sono giunti anche dal Coordinamento Nazionale No Carbone e dai comitati di Brindisi, Civitavecchia, Porto Tolle, Vado Ligure, Rossano e dalla Svizzera. L’associazione Zukunft Statt Kohle (futuro invece di carbone) con una lettera aperta alla Repower, diffusa, nella stessa mattinata a mezzo stampa, ha evidenziato l’incomprensibilità dell’azione promossa da Sei spa e, sottolineando come i 4 attivisti abbiano solo fatto uso “del loro diritto d’espressione e agito in accordo con il Governo calabrese che lotta contro questo progetto ormai da anni” ha chiesto che l’atto di citazione venga ritirato.

Anche le associazioni ambientaliste nazionali si sono ancora una volta mostrate vicine alla causa Saline Joniche. Greenpeace è tornata sull’argomento proseguendo con la diffusione di una delle vignette “incriminate” e sfidando apertamente la Sei a procedere anche nei loro confronti: “Se denunciare chi inquina è un reato, siamo tutti colpevoli”. Sempre nella stessa nota viene evidenziato come, secondo uno studio commissionato all’istituto di ricerca Somo, la costruzione dell’impianto di Saline provocherebbe 44 morti premature l’anno e danni economici pari a 357 milioni di euro l’anno.

Coordinamento Associazioni Area Grecanica

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