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Buona Italia, Mala Italia, Italia in coma

di Cristina Amoroso

“Immagina di avere un’amica; è l’Italia. L’ami profondamente, ma è in coma. E’ stata ammalata per lungo, lungo tempo”. E’ l’inizio di Girlfriend in a Coma, di Bill Emmott, direttore dell’Economist per 13 anni, coautore con Annalisa Piras, film documentario sul declino della società italiana che doveva andare in scena al Maxxi di Roma il 13 febbraio dello scorso anno, ma il Mibac ha imposto di spostare la prima a data successiva al voto.

Censura e stupidità, oltre che prova della giustezza della tesi del film, di un dicastero culturale che dà uno schiaffo alla cultura per paura di perdere voti. E’ la solita mistificazione di un Paese che da sempre indossa l’abito dell’inganno e dell’autoinganno. Attraverso i mass media, luogo di manipolazione e fraintendimento della realtà, non solo il politico homo mistificans per eccellenza ma anche l’istituzione religiosa, abili di strategie comunicative, cavalcano con estrema attenzione l’universo delle credenze, dei bisogni e delle aspettative della collettività, per carpirne il consenso.

In tal modo le dimensioni degli interessi in gioco, la conservazione e il consolidamento del ruolo socialmente o istituzionalmente svolto – sia esso politico, economico, culturale o religioso – sono riusciti finora nella Mala Italia ad acquietare le coscienze. Il popolo ha continuato a vivere, più o meno serenamente, grazie ai benefici ereditati dalla Buona Italia, senza rendersi conto che il Bel Paese stava scivolando lentamente in un coma profondo, privo com’era di difese immunitarie, ormai inabili ad ogni capacità di demistificazione che la cultura e l’intelligenza critica avrebbero dovuto incrementare.

E l’Italia, Girlfriend in a Coma, è diventata la migliore delle amiche per chi vuole approfittare di lei, perché non è in  grado di lamentarsi. La possono prendere da tutte le parti, non è più capace di reagire. Era una regina, le hanno strappato la corona! Indossava vesti preziose di perle e diamanti, li hanno rubati! Era motivo di orgoglio il suo bel corpo, ora è ferito da piaghe mortali!

E i suoi figli,Latin sangue gentile”, ora che il bisogno e l’indigenza li risveglia alla realtà, si rendono conto di tutti gli inganni che si sono operati sulla loro testa? Dove erano quando sono state promulgate leggi indegne? O quando sono stati firmati trattati indecorosi? O quando i loro figli sono stati mandati come soldati in guerre “di pace” contro popoli sconosciuti? O quando…. o quando… o quando…

E’ tempo di uscire da nostalgiche ambizioni neo-liberali, di non seguire pedissequamente una diplomazia che spreca energie per dividere e non per lavorare insieme, mentre l’universo ambientale sta collassando, di abbandonare l’ingenuità (o la malafede) nel seguire progetti che antepongono la logica del profitto illimitato alla tutela dei diritti inalienabili, scegliendo partnership giuste e assumendosi la responsabilità di determinare un cambiamento che sia  beneficio di tutti e non appannaggio dei soliti noti.

E’ bene rendersi conto che le ricchezze ancora esistenti nel Bel Paese possono fare gola a chi ha sete di monopolio, in campo agricolo come la Monsanto, in campo finanziario come la Goldman Sachs, in campo energetico come la Exxon o la Shell, in campo farmaceutico, turistico… ecc, determinando pressioni per stringere trattati di libero scambio che tornerebbero solo a loro vantaggio.

E’ il caso dei Tpp (Il Trans-Pacific Partnership), un super-trattato che metterebbe a repentaglio la sovranità delle nazioni coinvolte, dando questo potere alle grandi società come Wal-Mart, Monsanto, Goldman Sachs, Pfizer, Halliburton, Philip Morris, Ge, Gm, Apple. Attualmente sono 11 le nazioni coinvolte: Stati Uniti, Nuova Zelanda, Australia, Brunei, Cile, Malesia, Perù, Singapore, Vietnam, Messico e Canada. Il Giappone ha mostrato interesse.

E’ il caso del Ttip (Transatlantico Trade and Investimente Partnership,) il trattato di libero scambio tra Unione Europea e Stati Uniti d’America, attualmente oggetto di negoziati, volutamente segreti ai Paesi coinvolti (non alle lobby), vero attacco frontale di lobby economiche, governi e poteri forti nell’accanirsi su quello che rimane dei diritti del lavoro, della persona e dell’ambiente.

Le barriere commerciali che finora hanno salvaguardato la sicurezza alimentare potrebbero essere condannate come “barriere commerciali illegali” bypassando le norme europee su pesticidi, Ogm, carne agli ormoni. L’acqua e l’energia diventerebbero settori a rischio privatizzazione, mentre le comunità che dovessero opporsi potrebbero essere accusate di distorsione del mercato.

Il potere degli Stati e degli enti locali potrebbe essere limitato nell’organizzare la sanità, i trasporti l’istruzione a vantaggio di una privatizzazione che rischia di escludere i meno privilegiati.

In campo di brevetti e proprietà intellettuale il trattato metterebbe a rischio la disponibilità di beni essenziali, quali per esempio i medicinali generici, mentre in quello energetico il fracking per lo shale gas, già bandito in Francia per rischi ambientali, potrebbe essere una pratica tutelata dal diritto e quant’altro.

La politica siamo noi, non dipende da noi, siamo noi che dobbiamo allargare il nostro sguardo dalla politica estera a quella economica, dalla sicurezza all’ambiente, lottando contro la corruzione e l’arroganza dei poteri criminali, difendendo l’aria che respiriamo e l’acqua che beviamo nei continui assalti all’ambiente e alla nostra salute, non dimenticando la tragica catena dei morti in guerre più o meno “umanitarie”, e le spese militari che queste comportano.

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