Focus

Brigate Rosse a 50 anni dalla nascita

Le Brigate Rosse sono state un fenomeno genuino della sinistra antagonista, un fenomeno peculiare italiano che confluisce nell’ambito di una risposta mondiale allo stato di crisi sorto dopo il boom economico degli anni ’60. Le Br non potevano nascere diversamente se non alimentate dal substrato politico-economico di cui era nutrito il Paese. L’Italia del dopoguerra era un Paese senza sovranità nazionale, inserito nell’alleanza atlantica in funzione antisovietica e anti comunista che doveva rispondere a direttive ben precise per la tenuta dell’ordine mondiale angloamericano. L’Italia aveva delegato la propria sovranità nazionale all’imperialismo nelle forme del patto atlantico. Una società mutata antropologicamente inserita nella catena di controllo imperialista.

Il terreno su cui crescono le Brigate Rosse è un terreno fertile di lotte e rivendicazioni operaie e studentesche di fine anni ’60. Se la politica istituzionale ruotava intorno ai due maggiori partiti Dc/Pc, nell’ambito della sinistra extraparlamentare tanti erano i movimenti e le organizzazioni sorte come ferma opposizione al sistema: Lotta Continua, Potere Operaio confluito poi nell’area di Autonomia Operaia. I fronti di lotta si polarizzavano nel compatto movimento studentesco e nelle università (una esperienza significativa fu quella della Facoltà di Sociologia dell’università di Trento da cui provennero due figure di spicco delle future Br, Margherita “Mara” Cagol e suo marito Renato Curcio) e nelle fabbriche.

Comitati unitari di base

Dai primi comitati di fabbrica, i Cub, (Comitati unitari di base) sorgono i primi nuclei in potenza. Il Cub veniva visto come un sindacato di base in grado di far pressione su quello ufficiale, ma avente la funzione di organismo capace di creare un collegamento diretto con la società e in particolare con il mondo studentesco. L’esperienza milanese della Pirelli, della Sit-Siemens e altre aziende trova una sintesi quando l’8 settembre del ‘69 viene fondato il Cpm, il collettivo politico metropolitano, allo scopo di coordinare non solo i Cub ma anche i gruppi di studio per la propaganda e la trasformazione delle singole lotte in uno scontro più ampio.

Milano diventa così l’epicentro di questo movimento spontaneo dal basso che catalizza i futuri dirigenti delle Brigate Rosse come Moretti, Curcio, Franceschini partendo proprio dalle fabbriche. Il ruolo delle classe operaia infatti nel novero di una lotta di classe tesa a far trionfare il proletariato è sempre stato prioritario.

Nascita delle Brigate Rosse

La nascita ufficiale delle Br si fa risalire al convegno di Pecorile, in provincia di Reggio Emilia nel ‘70, ma è nell’incontro tenutosi nella pensione Stella Maris, a Chiavari nel ‘69 che giovani studenti provenienti da tutta Italia si ritrovano per stilare un piano programmatico che confluisse nella opposizione diretta, tesa alla rivoluzione e al sovvertimento dello Stato abbozzando una forma embrionale di lotta armata. Qui il Cpm vide mutare la sua denominazione in Sinistra proletaria dal nome del ciclostilato del collettivo. Il documento finale auspicava la creazione di nuclei armati in grado di intervenire nella lotta sociale metropolitana in vista di un processo rivoluzionario di lunga durata per un’alternativa politico militare al potere. La lotta armata era vista come la via principale della lotta di classe che doveva partire dalle metropoli, ambiente cardine dove esistevano le condizioni per il passaggio al comunismo.

Autunno caldo

L’autunno del ‘69 è conosciuto come “l’autunno caldo”: a settembre si registrano nuovi scioperi a Mirafiori dove settemila lavoratori finiscono in cassa integrazione mentre la direzione della Fiat sospende quasi 20mila operai. Il 10 ottobre ‘69 si svolgono in tutta Italia imponenti manifestazioni dei metalmeccanici che chiedono il rinnovo del contratto. Gli scioperi si estendono rapidamente a Genova, Torino, Milano, Roma. Proprio a Genova nasce una delle prime organizzazioni combattive, nota con il nome di XII ottobre fondata da Mario Rossi, Augusto Viel, Rinaldo Fioroni e Silvio Malagoli e la cui fine avrà una eco nell’indirizzare giovani militanti, in particolare di Lotta Continua, nelle Br genovesi. Gli operai reclamano la fine del cottimo, l’abbassamento dei ritmi di lavoro, il superamento delle gabbie salariali (che prevedevano salari inferiori nel meridione), l’adozione di misure di sicurezza e soprattutto lo sganciamento del legame tra salario e produttività (salario come variabile indipendente).

La “madre di tutte le stragi”, piazza Fontana, nel dicembre ‘69 di cui sono a torto ritenuti responsabili gli anarchici (e ricordiamo “l’accidentale” morte dell’anarchico Pinelli fatto volare giù dalla questura di Milano) cambia radicalmente il quadro sociale e politico dando l’avvio ad una nuova stagione nel Paese e confermando l’evidenza di uno Stato in balia e agli ordini di una sovrastruttura, servizi segreti deviati, connivenze del governo che mirano a far restare l’Italia sull’orlo di una tensione permanente, la “strategia della tensione” che avrebbe reso il Paese più facilmente controllabile e la sinistra antagonista capro espiatorio e vittima del reflusso repressivo.

Strage di piazza Fontana e accordo tra sindacati e imprenditori

La strage di piazza Fontana porta all’immediata firma dell’accordo tra sindacati e imprenditori e alla ristrutturazione nelle grandi fabbriche del nord. Vengono chiusi alcuni reparti, licenziati elementi fortemente sindacalizzati e modificata la produzione. Le prime azioni delle Br partono come rivendicazioni all’interno delle fabbriche. Intimidazioni contro capetti e dirigenti di fabbrica di destra.

La nascita delle Br non può essere così slegata da un movimento dal basso che ricerca e opera un radicamento nelle fabbriche del triangolo industriale e nella prassi quotidiana all’interno di un lavoro pratico e teorico. Tra il ‘72 e il ‘73 cominciano a formarsi le prime colonne. La terminologia e la composizione trae origine dai modelli di guerriglia sudamericana e in particolare dall’esperienza dei Tuparamaros uruguyani. Ogni colonna, che riunisce militanti divisi tra regolari (clandestini) e irregolari (non clandestini) che arrivano a essere diverse decine (ma il numero di irregolari è difficilmente quantificabile), si forma dove può operare un piano di intervento politico, contare su un terreno solido di diffusione e una rete di simpatizzanti, “fiancheggiatori”, quindi nei poli industriali.

Le colonne

Le prime colonne sono quelle di Milano e Torino, poi Genova nel ‘75, Roma, Napoli e Veneto. In Toscana si crea un comitato rivoluzionario, una via di mezzo tra una colonna e un comitato regionale (strutture locali delle Br). Più complesso risulta essere invece l’insediamento in altre regioni e realtà urbane. Tutti, sia i regolari che gli irregolari si prodigano in egual misura per la vittoria della rivoluzione, percepiscono una retribuzione pari alla paga di un metalmeccanico, ma la vita del militante non clandestino permette una maggiore libertà, mantenendo una vita pubblica. Ogni militante, regolare e irregolare, adotta un nome di battaglia con il quale è conosciuto.

Attacchi mirati verso dirigenti industriali

Nei primi anni ‘70 gli attacchi mirati verso i dirigenti industriali, non mortali, incendi di macchinari e auto, sequestri lampo portano alla fine del primo periodo brigatista con numerosi arresti e le Br sembrano sul punto di sparire. I pochi militanti rimasti entrano allora in clandestinità che si dimostra un fattore essenziale per la sopravvivenza dell’organizzazione ma è solo dal ’74 che le Brigate Rosse assumono una forma rigidamente compartimentata e militare. Viene decisa la creazione di fronti: quello delle fabbriche, il logistico e della controrivoluzione a loro volta suddivisi in brigate. Al vertice vi sono i due organi principali: un Comitato Esecutivo con un ruolo organizzativo che deve vagliare gli obiettivi e le azioni proposte dalle varie colonne (sebbene ciascuna colonna possieda una certa autonomia operativa-militare) e la Direzione strategica che costituisce la guida politica dell’organizzazione incaricata di redigere i documenti nazionali.

Brigate Rosse e risoluzioni strategiche

I documenti si suddividono in: risoluzioni strategiche che costituiscono l’evoluzione del programma politico, della strategia e della tattica, i comunicati usati durante azioni prolungate nel tempo come i sequestri, per comunicare con i simpatizzanti, spiegare l’evolversi della vicenda e la sua gestione, informare sulla reazione della controparte e avanzare richieste e infine le rivendicazioni tese a spiegare il significato politico di un attentato.

Ne “La Risoluzione delle direzione strategica“, uno dei documenti principali delle Br redatto nel ‘75, viene esposta la sintesi politica punto di convergenza fra i brigatisti che vedevano al centro la lotta nelle fabbriche e quella di chi privilegiava l’attacco allo Stato. Le Brigate Rosse identificano pensiero e azione in un’unica realtà politica e militare chiamata partito combattente. Il compito che si prospetta è consolidare all’interno della coscienza politica della classe operaia la necessità storica della lotta armata stessa. La propaganda armata è intesa come la parte iniziale di quella guerra civile che sarebbe stato l’epilogo della lotta contro lo Stato.

Il progetto politico viene sintetizzato nella formula: “Attacco al cuore dello Stato“. Il patto corporativo tra confindustria, sindacati e governo (asse portante della ristrutturazione capitalista), le strutture politico militari (forze armate) e gli organi principali della repressione come la magistratura e le carceri oltre ai settori del giornalismo collusi con il regime.

Brigate Rosse costituiscono i terreni di intervento

È in questo periodo tra il ‘74 e il ‘75 che le Br costituiscono i terreni di intervento: portare l’attacco al cuore dello Stato rappresentato dalla Dc, l’offensiva nelle fabbriche per promuovere l’autonomia operaia e la liberazione dei compagni in carcere. Infatti, dal ‘74 la strategia della tensione raggiunge il suo apice. La guerra è dichiarata da una parte dello Stato e dai suoi apparati: strage di Brescia, strage dell’Italicus. Nell’adozione di una terminologia, ancora oggi in vigore che squalifica le Brigate Rosse e i brigatisti come meri terroristi sanguinari o sobillatori di destra (come fossero stati i brigatisti a piazzare le bombe…) si nega l’evidenza di un Paese succube di forze straniere e nell’orbita di una ristrutturazione  capitalistica dovuta alla crisi del capitale: licenziamenti, cassa integrazione, delocalizzazioni.

Repressione durissima contro movimenti spontanei e studenteschi

Non va dimenticata la repressione durissima che colpisce quotidianamente i movimenti spontanei e studenteschi e le condizioni, da regime sudamericano, dei detenuti in carcere e che troverà espressione nei Nap (Nuclei Armati Proletari).

Uno degli episodi repressivi più feroci nelle carceri volgerà nel drammatico epilogo (sette morti tra detenuti e ostaggi) del blitz di Alessandria, 10 maggio 1974, guidato dal generale Dalla Chiesa. La repressione ordita dalle forze dell’ordine con la complicità e il benestare del governo proseguiranno senza sosta (uccisione di Mara Cagol, 5 giugno ‘74, la prima donna a cadere sotto il fuoco nemico) e culmineranno nel massacro di via Fracchia a Genova il 28 marzo 1980, una delle pagine più nere e vergognose della repressione, una irruzione dei carabinieri sempre sotto il comando di Dalla Chiesa durante la quale verranno sterminati giustiziati quattro giovani militanti: Lorenzo Betassa, Riccardo Dura, Annamaria Ludmann e Piero Panciarelli appartenenti alla colonna genovese e torinese.

I brigatisti scelgono la lotta armata perché questo è il terreno di scontro. I valori traditi della resistenza, di una Costituzione rimasta lettera morta che non trova una pratica diretta li porta a operare una scelta, irreversibile, ma perfettamente coerente e in linea come avanguardie rivoluzionarie.

di Eloisa Sicilia

Tags
Mostra altro

Articoli correlati

Lascia un commento

Back to top button
Close
Close

IlFaroSulMondo.it usa i cookies, anche di terze parti. Ti invitiamo a dare il consenso così da proseguire al meglio con una navigazione ottimizzata. maggiori informazioni

Le attuali impostazioni permettono l'utilizzo dei cookies al fine di fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Se continui ad utilizzare questo sito web senza cambiare le tue impostazioni dei cookies o cliccando "OK, accetto" nel banner in basso ne acconsenterai l'utilizzo.

Chiudi