Board of Peace: ennesimo scempio sulla pelle dei palestinesi

Per farsi un’idea di cosa sia il famigerato Board of Peace, basterebbe guardare la foto con in prima fila Donald Trump e alle spalle gli emuli dei Bravi di manzoniana memoria.
Il 19 Febbraio si è tenuto il primo incontro del “Consiglio di pace” a Washington capeggiato dal presidente Trump; presente anche il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani. Questa fantomatica associazione dovrebbe, il condizionale è d’obbligo, coordinare le iniziative diplomatiche e le eventuali risorse economiche per gestire la transazione e la ricostruzione nella Striscia di Gaza. Secondo altre opinioni, invece, andrebbe ad intaccare e indebolire istituzioni come la già malandata Nazioni Unite, ampiamente criticate dal presidente Usa.
Funzioni del Board of Peace
Questo “Consiglio” è guidato dal presidente Donald Trump a cui sono attribuiti vari e ampi poteri.
Egli può convocare le riunioni stabilendo quando e dove, inoltre ha un ruolo decisivo sulle scelte operative, dalla creazione o scioglimento di organismi interni fino all’interpretazione dello statuto.
Il Board of Peace è composto dagli Stati che accettano di aderire, ma per farlo devono essere invitati dal presidente Trump.
I Paesi aderenti vengono rappresentati dai loro capi di Stato e/o di governo che votano le proposte presenti nel programma. Ogni Stato rappresenta un voto, ma le decisioni adottate a maggioranza entrano in vigore solo con l’approvazione del presidente (sempre Trump) che, in caso di parità può esprimere il voto decisivo. Il comitato esecutivo è composto da figure selezionate dal presidente ed hanno il compito di gestire l’esecuzione delle decisioni del Board of Peace.
In questo comitato siedono: Marco Rubio (Segretario di Stato Usa), Steve Witkoff (Inviato speciale Usa per il Medio Oriente) e Tony Blair (Ex premier britannico). Per partecipare “a pieno titolo” è inoltre previsto un requisito economico: un miliardo di dollari nel primo anno. E i palestinesi? Niente, nessun loro rappresentante è presente, la voce del popolo di Gaza rimane silente.
Chi ne fa parte
Principalmente i governi “fedeli” a Trump: Israele, Arabia Saudita, Argentina e altri del Medio Oriente.
Anche l’Unione Europea e l’Italia hanno partecipato alla prima riunione ma solo come “osservatori” ossia, si seguono le riunioni senza aderire all’organizzazione.
L’Italia, come al solito, ha cercato di salvare la faccia: Giorgia Meloni ha prima annunciando di non aderire ma non per nobiltà d’animo, ma perché sarebbe andata contro l’articolo 11 della Costituzione salvo poi, il 17 Febbraio, cambiare idea con l’annuncio di Tajani alla Camera che ha cercato di spiegare le ragioni della partecipazione ma solo come “osservatore, affermando che “l’assenza dell’Italia ad un tavolo di pace è politicamente incomprensibile.” Il compromesso, piatto tipico tricolore, ha permesso al governo Meloni di raccogliere qualche briciola dal tavolo dove sono seduti i “grandi.”
di Sebastiano Lo Monaco



