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Bahrain, un Paese soffocato dal cappio del regime

In Bahrain, dopo l’arresto dell’attivista Nabil Rajab, leader dell’opposizione e presidente del Centro per i diritti umani del Paese, il regime degli al-Khalifa ha ordinato la chiusura di al-Wefaq, il principale partito sciita d’opposizione, ed il blocco di tutti i suoi fondi, il tutto in un clima di crescente repressione. Il Bahrain è retto con mano tirannica dagli al-Khalifa, che esercitano una crescente oppressione sulla maggioranza sciita della popolazione. Nel 2011, l’ottusa brutalità del regime causò una rivolta sedata nel sangue qualche mese dopo grazie all’intervento di Riyadh, che ha fatto del piccolo petrostato un proprio protettorato.

Sull’onda dei gravissimi fatti di sangue, il Governo fu costretto a nominare una commissione internazionale indipendente che indagasse sull’accaduto; malgrado le fortissime pressioni, essa certificò come infondate le presunte responsabilità dell’Iran nella rivolta popolare e condannò il regime per la feroce repressione.

Incurante del contenuto del rapporto, il Governo continuò ad esercitare la brutale repressione di ogni opposizione nella completa indifferenza della comunità internazionale. Paradossalmente, ad aggravare la situazione ha contribuito la nascita di istituzioni prescritte dalla commissione internazionale indipendente, che avrebbero dovuto monitorare il rispetto dei diritti umani da parte delle autorità.

Le istituzioni non hanno mai funzionato, ma la loro esistenza sulla carta ha dato il pretesto al venir meno anche dell’interesse di facciata della comunità internazionale, ben felice di chiudere la parentesi e normalizzare anche ufficialmente rapporti nella sostanza mai sospesi.

Gli Stati Uniti hanno annunciato la ripresa in pieno dell’assistenza militare (nei fatti mai sospesa), motivandola con “riforme significative” semplicemente inesistenti. Il Regno Unito, non solo dal 2014 ha aperto una base militare permanente nel regno, ma fornisce (con ovvia discrezione) elementi della sua polizia per assistere le forze di sicurezza nell’opera di repressione.

Adesso, l’ulteriore recrudescenza delle misure repressive indicano che i tutori sauditi, e più in specifico il giovane principe Mohammed bin Salman che detiene il vero potere a Riyadh, intendono spazzar via ogni possibile opposizione, e più che mai quella espressa dalla maggioranza sciita. Forti di questo, e del totale disinteresse (leggi connivenza) della comunità internazionale, gli al-Khalifa intendono usare il pugno di ferro contro chiunque si opponga al loro regime ed agli interessi sauditi.

Al-Wefaq, principale forza politica del Bahrain

Il partito al-Wefaq è universalmente riconosciuto come la principale forza politica del Paese ed anche la più moderata fra quelle sviluppatesi fra la maggioranza sciita della popolazione; una forza che dal 2014 si è anche ritirata dalle competizioni elettorali per denunciare le loro manipolazioni e la loro sostanziale inutilità, visto che tutti i posti chiave continuano a rimanere a completa discrezione della famiglia reale.

Aver voluto colpire una simile forza politica, più e prima che dimostrare il totale sprezzo di qualsiasi dialettica politica, tende a schiacciare un’opposizione pacifica e democratica per suscitare quei disordini che gli diano l’occasione di una nuova sanguinaria repressione, instaurando un regime di assoluto terrore.

Tutto questo avviene con la più completa connivenza delle Istituzioni internazionali, Onu per prima, sempre pronte a voltar la testa quando sono in ballo gli interessi (e le donazioni) sauditi, come dimostra anche il recente vergognoso ripensamento sull’iscrizione nella black list della coalizione saudita a seguito dell’aggressione allo Yemen; per non parlare della totale complicità di vasta parte dell’Occidente, come sempre ogni qual volta ci sia odore di petrodollari.

di Salvo Ardizzone

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