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Bahrain, il regime dichiara guerra agli sciiti

di Redazione

Gli Ulama (studiosi religiosi) hanno denunciato la repressione e gli atti terroristici praticati dalle autorità del Bahrain contro le persone e le loro componenti religiose e politiche, che hanno osato criticare la decisione del regime di sospendere le attività dell’Associazione Nazionale Islamica al-Wefaq, e sciogliere le associazioni islamiche al-Tawiya e al-Risala.

In una dichiarazione rilasciata martedì scorso, gli Ulama ritengono che i recenti sviluppi rappresentano una dichiarazione di guerra da parte del regime contro l’opposizione politica, la volontà e le aspirazioni del popolo, e l’esistenza culturale e religiosa della comunità sciita nel Paese. L’escalation terroristica del regime – continua la dichiarazione – riflette il suo approccio illogico, settario e arrogante di fronte alle manifestazioni pacifiche dei cittadini che chiedono alle autorità solo la concessione dei loro diritti legittimi.

Il regime si sbaglia se pensa che tali atti repressivi possano sradicare la mobilità popolare, e che l’associazione al-Wefaq sia una mera sede che può essere chiusa o un numero di persone che possono essere arrestate. Gli Ulama, infine, affermano che la mobilità popolare continuerà perché si basa su motivi religiosi ed umani, nonostante le pratiche brutali del regime che rafforzano la volontà e le ambizioni del popolo.

Ma è grazie all’atteggiamento complice delle Nazioni Unite e dell’Unione europea che il regime del Bahrain continua a commettere violazioni dei diritti umani gravi e sistematiche, tra cui la tortura ed arresti arbitrari contro la maggioranza della popolazione composta da sciiti. Inoltre, non dimentichiamo che gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno basi navali in Bahrain. Essi hanno anche il potere di veto al Consiglio di Sicurezza, in modo da non consentire al Consiglio di emettere risoluzioni contro il regime repressivo del Golfo.

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