Asse della Resistenza ridefinisce equazioni del conflitto

Dal 7 ottobre 2023, la regione dell’Asia occidentale ha assistito a profondi cambiamenti strategici che hanno ridefinito la natura del conflitto regionale, in particolare con l’escalation dello scontro tra Stati Uniti e Iran e la sovrapposizione di fronti correlati in Libano, Iraq e Yemen. In questo contesto, proviamo a valutare in che misura siano stati raggiunti gli obiettivi strategici del cosiddetto “Asse della Resistenza“. La valutazione si basa su un quadro analitico che combina una tabella di indicatori di misurazione con una matrice per la valutazione degli obiettivi strategici, con l’obiettivo di trasformare gli obiettivi generali in criteri osservabili e analizzabili.
I risultati indicano che il conflitto in corso si sta sviluppando su tre livelli interconnessi: il livello militare sul campo, il livello strutturale relativo alla coesione dell’Asse e il livello regionale legato alla struttura del sistema di sicurezza nella regione. A livello militare sul campo, emergono i limiti della nuova dottrina militare israeliana, basata su attacchi preventivi, vittorie decisive e il trasferimento del conflitto oltre i propri confini. La sua efficacia si è attestata in media solo al 45%, a causa della molteplicità dei fronti e degli elevati costi delle operazioni militari.
Al contrario, la guerra asimmetrica impiegata dall’Asse della Resistenza si è rivelata un fattore centrale nel prolungare il conflitto e nell’impedire una vittoria militare decisiva, raggiungendo un tasso di successo di circa il 75 % in termini di capacità di logorare il nemico e aumentare i costi strategici. Gli indicatori suggeriscono inoltre che l’obiettivo di ripristinare la deterrenza sul fronte libanese per limitare la libertà d’azione militare di Israele ha raggiunto un livello di successo moderato, tendente al forte, pari a circa il 62%. Tuttavia, ciò rimane subordinato all’esito della guerra e alle future dinamiche di potere.
Asse della Resistenza mantiene la propria coesione e impedisce la disgregazione
A livello strutturale, i risultati mostrano che la capacità dell’Asse della Resistenza di mantenere la propria coesione e di impedirne la disgregazione costituisce un elemento cruciale nel corso del conflitto. La valutazione del fallimento del progetto israeliano volto a smantellare l’Asse ha raggiunto circa il 67,5%, a causa della continua unità dei campi di battaglia e della sovrapposizione dei fronti militari. Inoltre, il modello di governo iraniano, basato su una combinazione di legittimità rivoluzionaria e istituzionale, ha registrato un elevato livello di resilienza, raggiungendo il 78%, grazie alla sua capacità di mobilitare risorse e gestire le pressioni interne ed esterne.
A livello regionale, i dati indicano che la guerra ha messo a dura prova il sistema di sicurezza guidato dagli Stati Uniti, la cui efficacia è stimata intorno al 70%, visti gli attacchi alle basi statunitensi e l’aumento dei costi per il mantenimento della stabilità regionale. Anche il progetto israeliano del “Grande Medio Oriente” e gli sforzi di normalizzazione regionale stanno subendo crescenti pressioni, con un calo di slancio di circa il 61,6%.
In generale, i risultati mostrano che gli obiettivi relativi alle capacità intrinseche dell’Asse della Resistenza stanno ottenendo maggiori progressi rispetto a quelli relativi alla ridefinizione del contesto regionale. Di conseguenza, il conflitto attuale sembra avviarsi verso una prolungata guerra di logoramento, il cui esito finale sarà determinato dalla capacità delle parti di mantenere la coesione strategica e di gestire i cambiamenti negli equilibri di deterrenza regionali.
di Redazione



