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Amnesty: l’Arabia Saudita utilizza bombe a grappolo negli attacchi contro lo Yemen

di Carla Cacciavillani

Amnesty International in un recente comunicato ha confermato che la coalizione guidata dall’Arabia Saudita che dallo scorso marzo sta devastando lo Yemen, ha utilizzato anche delle munizioni a grappolo, provocando diverse vittime civili.

Amnesty International chiede alla coalizione di cessare immediatamente l’uso di queste munizioni, considerate armi indiscriminate e vietate a livello internazionale.
La coalizione dell’Arabia Saudita ha smentito ogni tipo di accusa, la dichiarazione è arrivata dal generale Ahmed Al-Asiri, inoltre ha aggiunto che le avevano utilizzate una volta sola, nell’attacco militare ad Hajjah nell’aprile del 2015.

Le munizioni a grappolo contengono centinaia di munizioni sub che vengono rilasciati a mezz’aria e si spargono su una vasta aria del territorio; questi ordigni possono essere utilizzate sia dall’aria che da terra. Queste munizioni nella maggior parte dei casi non esplodono a primo impatto, quindi diventano mine terrestri che costituiscono una seria minaccia per i civili.

In base alla Convenzione emanata nel 2008 sulle munizioni a grappolo, l’uso, la produzione e la vendita è vietata; secondo il diritto internazionale queste armi rappresentano un serio rischio per i civili eppure sono state utilizzate dall’Arabia Saudita, gli Stati Uniti e la maggior parte dei membri della coalizione.

Nel comunicato Amnesty International ha pubblicato delle foto scattate a Sana’a tra il 6 e 7 gennaio che mostrano i resti di queste armi, inoltre ha individuato l’origine Made in Usa sub BLU-63, di un cluster bomb CBU-58, le marcature indicano che è stata prodotta nel 1978 nello stato del Tennessee, Stati Uniti.

Amnesty ha ulteriormente documentato l’uso di tre tipi di bombe a grappolo da parte della coalizione saudita nello Yemen dal marzo 2015: un CBU-87, 202 BLU97; il più sofisticato è la CBU-105, sempre prodotta negli Usa.

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