Amnesty: Arabia Saudita utilizza bombe a grappolo negli attacchi contro lo Yemen
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Amnesty International in un recente comunicato ha confermato che la coalizione guidata dall’Arabia Saudita che dal marzo 2015 sta devastando lo Yemen, ha utilizzato anche delle munizioni a grappolo, provocando migliaia di vittime civili.
Amnesty International chiede alla coalizione di cessare immediatamente l’uso di queste munizioni, considerate armi indiscriminate e vietate a livello internazionale. La coalizione dell’Arabia Saudita ha smentito ogni tipo di accusa, aggiungendo che erano state utilizzate una volta sola, nell’attacco militare ad Hajjah nell’aprile del 2015.
Le munizioni a grappolo contengono centinaia di munizioni che vengono rilasciati a mezz’aria e si spargono su una vasta aria del territorio; questi ordigni possono essere utilizzate sia dall’aria che da terra. Queste munizioni nella maggior parte dei casi non esplodono a primo impatto, quindi diventano mine terrestri che costituiscono una seria minaccia per i civili.
In base alla Convenzione emanata nel 2008 sulle munizioni a grappolo, l’uso, la produzione e la vendita è vietata. Secondo il diritto internazionale queste armi rappresentano un serio rischio per i civili eppure sono state utilizzate dall’Arabia Saudita, gli Stati Uniti e la maggior parte dei membri della coalizione.
Nel comunicato Amnesty International ha pubblicato delle foto scattate a Sana’a che mostrano i resti di queste armi, inoltre ha individuato l’origine Made in Usa sub BLU-63, di un cluster bomb CBU-58, le marcature indicano che è stata prodotta nel 1978 nello stato del Tennessee, Stati Uniti.
Amnesty ha ulteriormente documentato l’uso di tre tipi di bombe a grappolo da parte della coalizione saudita nello Yemen dal marzo 2015: un CBU-87, 202 BLU97; il più sofisticato è la CBU-105, sempre prodotta negli Usa.
di Carla Cacciavillani