America dovrebbe tornare a casa

America – Riportiamo un estratto delle dichiarazioni di Jeffrey Sachs, economista, analista di politiche pubbliche e professore alla Columbia University.
L’Iran ha dimostrato un significativo potere deterrente nei confronti dell’America; un potere che Washington non si aspettava. Oggi, la conoscenza e la tecnologia sono diffuse in tutto il mondo e non sono più monopolizzate dagli Stati Uniti.
La presenza di Cina, Russia e BRICS ha inoltre impedito l’imposizione di un’egemonia unilaterale statunitense, e i Paesi non accettano più così facilmente il dominio altrui. Persino lo Yemen può sconvolgere il Mar Rosso.
Gli Stati Uniti hanno condotto una “guerra ibrida su vasta scala” contro l’Iran dal 1979, che include pressione militare, operazioni segrete, assassinii, guerra dell’informazione e sanzioni paralizzanti, e che ha raggiunto un’intensità senza precedenti durante l’era Trump.
Il Segretario del Tesoro statunitense ha dichiarato esplicitamente che la sua missione era “distruggere l’economia iraniana”, in modo che “il valore della valuta nazionale crolli, l’inflazione salga alle stelle e il popolo si ribelli al governo”. L’obiettivo era quello di attribuire al regime la responsabilità delle sofferenze economiche della popolazione, mentre la vera radice del problema risiedeva in una “guerra economica deliberata”.
Tuttavia, tali pressioni non hanno modificato i calcoli strategici di Teheran. L’Iran è una civiltà antica e ha dimostrato in quasi cinquant’anni di poter resistere a queste pressioni. Ciò di cui ha bisogno ora è una “strategia economica e finanziaria intelligente” in cui il ruolo di Cina, Russia e dei Paesi vicini sia cruciale e le transazioni vengano effettuate, per quanto possibile, in “valute diverse dal dollaro”. Tuttavia, il canale diplomatico deve rimanere aperto e mantenuto.
America deve fare i conti con il suo declino
La soluzione pratica per porre fine a questo confronto è che “l’America torni a casa”. Vi è scarso ottimismo sul fatto che gli Stati Uniti aderiranno agli accordi formali, perché una potenza egemonica difficilmente accetta i limiti del proprio potere.
Qualsiasi accordo formale che riconosca il rispetto per la sovranità iraniana viene visto da Washington come un segno di “perdita di controllo”. L’esperienza del Memorandum d’intesa di Islamabad lo ha dimostrato, e gli Stati Uniti e Israele lo hanno rapidamente violato.
Pertanto, un “accordo formale” sulle questioni nucleari è quasi impossibile e si deve seguire la strada degli accordi informali: gli Stati Uniti si ritirano, lo Stretto di Hormuz rimane aperto e l’Iran riprende normali relazioni con i suoi vicini del Golfo Persico. Questa strada è nell’interesse di tutti, a condizione che rimanga informale.
Infine, gli Stati Uniti dovrebbero abbandonare le loro richieste massimaliste nei confronti dell’Iran e, se vogliono davvero svolgere un ruolo costruttivo nella regione, incoraggiare Israele ad abbandonare le sue politiche massimaliste ed escludenti, non solo nei confronti della Palestina ma anche nell’intera regione.
di Redazione



