Al ballottaggio i francesi fanno fuori il Front National

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di Salvo Ardizzone

Anche stavolta, al ballottaggio per le regionali in Francia, la paura di consegnare il Paese al Front National ed ai suoi improbabili seguaci ha prevalso sulla nausea della gente per il Partito Socialista ed il “rassemblement” del centro-destra.

Poco dopo la chiusura dei seggi, una Marine Le Pen schiumante di rabbia ha ammesso la sconfitta alle elezioni che hanno visto Sarkozy e Hollande dividersi le marco regioni: 7 a 5 più la partecipazione al governo di una lista locale in Corsica. Per i due partiti dell’establishment è stata vincente la strategia di ritirare i candidati che non avevano possibilità di vittoria, facendo convergere i voti sugli altri, per sbarrare la strada a quelli del Front.

Ma è stata la gente a fare la differenza, con un’affluenza ai seggi assai maggiore: tanti francesi che non avevano votato al primo turno sono andati alle urne per sostenere chiunque pur di non far vincere la Le Pen. Lei stessa, appena una settimana fa accreditata della vittoria nella sua regione, ha perso malamente contro uno sbiadito candidato del centro-destra che l’ha distaccata di oltre 15 punti.

Queste elezioni sono state l’ennesimo brutale avviso di pericolo per una classe dirigente autoreferenziale, lontana dalla gente e dai suoi bisogni. Nessuno dei grandi partiti tradizionali può cantare vittoria, né a sinistra (se così può definirsi il Partito Socialista) né a destra: spinto dal profondo malessere del Paese, il Front è ormai il primo partito di Francia.

Ma un partito incapace di esprimere progettualità, con un programma fatto di slogan rozzi, buoni per un comizio, non per governare una Nazione. Un partito che sulle paure e il disagio reale della gente sta costruendo la base di potere per un esiguo gruppo dirigente. Un partito che sta sterilizzando la protesta e la voglia di vero cambiamento della società.

I blocchi di potere che paralizzano la Francia, e quelli che spadroneggiano a Bruxelles, tirano un sospiro di sollievo. E in fondo ringraziano per una protesta che non si sogna di sfiorare le cause vere di una decadenza, delle diseguaglianze che spezzano la società, dell’insicurezza che assilla la gente, delle profonde ingiustizie che segnano il sistema.

Ma attenzione: di elezione in elezione la partita viene solo rinviata e il buon senso degli elettori può venir meno per la nausea e l’esasperazione, consegnando un grande Paese al populismo più ottuso e becero.

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