Afghanistan, un Paese in rovina dimenticato dai media

Visualizzazioni : 25

di Salvo Ardizzone

L’Afghanistan è sparito da tempo dai media; una tragedia sanguinosa rimossa dalla coscienza occidentale, ma che a tutt’oggi continua più che mai a martoriare quel Paese. Inutile rifarne la storia: è stata una delle sciagurate avventure con cui l’Amministrazione Bush, e i gruppi di potere che le stavano dietro, hanno lucrato cifre colossali sulle forniture, sugli appalti, sulle commesse militari, facendo di quei cumuli di cadaveri l’occasione di scandalose rapine e corruzioni.

Obama ha provato a sganciarsi da quel pantano, in cui non poteva esserci nessuna vittoria, e s’è inventata una exit strategy per porre fine a un gigantesco fallimento.

Nel settembre del 2014, dopo una tormentata vicenda elettorale trascinatasi per mesi fra polemiche e accuse di brogli, Ashraf Ghani è stato proclamato nuovo presidente, succedendo ad Hamid Karzai, distintosi nei lunghi anni di potere per inconcludenza e corruzione.

Le truppe occidentali, che hanno tenuto in piedi il Governo di Kabul, hanno iniziato da tempo la ritirata da un Paese completamente distrutto e fuori controllo, in cui regna la più completa anarchia, dove la corruzione è la regola e l’unico traffico che prospera è quello dell’oppio.

I fiumi di denaro spesi da Washington in tutti questi anni, sono tornati indietro grazie a meccanismi scandalosi che decuplicavano i costi delle forniture senza che nessuno controllasse, o finiti nelle tasche dei signorotti locali compiacenti. Per la gente che pativa guerra, carestia e arretratezza nulla è rimasto, fuorché i lutti e una distesa di macerie.

In questo quadro desolante il terrorismo è tutto fuorché debellato, anzi, i gruppi criminali si sono moltiplicati in una stretta commistione di banditismo, traffico di droga (enormemente aumentato, spesso gestito dalle autorità locali e unica risorsa per la popolazione in diverse aree del Paese) e sovvenzioni straniere, a cominciare da quelle dei Servizi pakistani. Anche il marchio dell’Isis non poteva mancare in quel verminaio, e il 18 aprile ha fatto il suo debutto ufficiale a Jalalabad, con un attacco suicida che ha fatto 35 vittime.

I Signori della Guerra locali, piaga antica dell’Afghanistan, sono più potenti che mai e dominano i propri territori spesso dall’interno delle strutture effimere di uno Stato tale solo di nome.

Le Forze di Sicurezza afghane, a cui l’Occidente avrebbe dovuto passare le consegne, malgrado somme ingenti ed anni ed anni spesi in addestramento da Nato e Usa, sono assolutamente impreparate. Le diverse forze di polizia, salvo qualche rara eccezione, si distinguono per inefficienza e corruzione, vessando le popolazioni al servizio dei vari signorotti o dei propri esclusivi interessi.

L’Esercito (Ana) è appena meglio, ma invece che aumentare decresce, falcidiato da perdite elevate e defezioni: dal gennaio al novembre 2014 gli effettivi sono scesi da 195mila a 169mila, con una diminuzione dell’11%. Inoltre, è privo di copertura aerea, indispensabile per operare in un Paese così accidentato e fuori controllo, tanto che la Nato ha già dovuto dichiarare che offrirà il suo supporto aereo per tutto il 2016, ben oltre la data ufficiale del ritiro.

Già, il ritiro: contrariamente a quanto detto a suo tempo, gli Usa manterranno almeno 10mila effettivi sul terreno, divisi in due missioni: Resolute Support, già nota, dovrebbe continuare l’addestramento del personale afghano; ad essa s’affiancherà la nuova Freedom Sentinel, che avrà funzioni di contro terrorismo, in pratica la continuazione di Enduring Freedom. Non è per nulla chiaro quanti uomini saranno destinati all’una o all’altra, quello che è certo è che senza un nocciolo duro di Forze Speciali pronte all’impiego, l’impalcatura marcia di Kabul potrebbe collassare all’improvviso.

Laggiù sta per iniziare la bella stagione e i gruppi armati, Taliban, Signori della Guerra, banditi e milizie varie, lanceranno le solite offensive per conquistare terreno ed influenze.

Ecco, è in questo quadro sciagurato di totale fallimento che il nostro Premier Renzi, obbedendo a Obama, terrà il nostro residuo contingente almeno per un altro anno invece che rimpatriarlo come previsto. Staranno lì a fare da bersaglio a miliziani, insorti e banditi senza ragione alcuna che lo giustifichi che non sia la più assoluta sudditanza a Washington.

IlFaroSulMondo.it usa i cookies, anche di terze parti. Ti invitiamo a dare il consenso così da proseguire al meglio con una navigazione ottimizzata. maggiori informazioni

Le attuali impostazioni permettono l'utilizzo dei cookies al fine di fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Se continui ad utilizzare questo sito web senza cambiare le tue impostazioni dei cookies o cliccando "OK, accetto" nel banner in basso ne acconsenterai l'utilizzo.

Chiudi