Afghanistan, scompaiono campi di oppio, ma non le reti di narcotrafficanti

La decisione dell’Afghanistan di vietare la coltivazione del papavero da oppio ha ridotto drasticamente la superficie coltivata, ma la mossa non ha provocato il previsto crollo delle forniture globali di eroina, poiché le grandi scorte e i mutamenti nei modelli di traffico continuano ad alimentare il mercato illecito.
Nell’aprile 2022, il leader talebano Mullah Haibatullah Akhundzada aveva annunciato un divieto nazionale sulla coltivazione del papavero da oppio, cercando di eliminare una coltura che era stata centrale per l’economia rurale afgana per decenni. Il provvedimento aveva innescato un drastico calo della coltivazione, con la superficie coltivata a papaveri diminuita di circa il 95% nel 2023 rispetto all’anno precedente, secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC).
Afghanistan rappresentava tra l’80% e il 90% della produzione mondiale di oppio
Prima del divieto, l’Afghanistan rappresentava una quota stimata tra l’80% e il 90% della produzione mondiale di oppio e forniva la stragrande maggioranza dell’eroina consumata in Europa. Ma gli analisti affermano che il forte calo della coltivazione non si è tradotto in un’immediata carenza di eroina, soprattutto perché le riserve esistenti hanno continuato ad alimentare il mercato.
Un rapporto tecnico commissionato dall’Agenzia europea per le droghe (EMA) e basato su ricerche condotte da David Mansfield, specialista dell’economia della droga in Afghanistan, e dalla società di analisi satellitare Alcis, ha rilevato che la tempistica del divieto ha giocato un ruolo cruciale.
Il decreto è stato emanato poco prima del raccolto del 2022, consentendo agli agricoltori di raccogliere i raccolti già piantati mesi prima. Quel raccolto è diventato uno dei più abbondanti mai registrati in Afghanistan, nonostante le restrizioni annunciate.
Il divieto ha anche causato un’impennata dei prezzi dell’oppio, passati da circa 60-75 dollari al chilogrammo prima della presa del potere da parte dei talebani a oltre mille dollari al chilogrammo alla fine del 2023. Gli agricoltori che avevano la possibilità di immagazzinare i loro raccolti erano incentivati a trattenere le scorte piuttosto che venderle immediatamente, prevedendo prezzi più alti.
16mila tonnellate di scorte di oppio
I ricercatori stimano che gli agricoltori afghani possano aver accumulato oltre 16mila tonnellate di scorte di oppio tra il 2019 e il 2022, creando una riserva in grado di sostenere la produzione e le reti di traffico per anni.
Tali scorte contribuiscono a spiegare perché i mercati dell’oppio e dell’eroina all’interno dell’Afghanistan e lungo i confini regionali siano continuati nonostante il divieto di coltivazione.
L’impatto del divieto è variato in tutto l’Afghanistan. Nella provincia di Badakhshan, dove l’autorità dei talebani è storicamente più debole, la coltivazione del papavero è continuata. I tentativi di intensificare le misure di eradicazione nel 2024 hanno incontrato resistenza locale, costringendo le autorità a ridurre i controlli.
Gli esperti avvertono che il rischio maggiore potrebbe non essere una carenza di eroina, bensì un cambiamento nella composizione dell’offerta di droga. L’aumento dei prezzi dell’oppio ha accresciuto la pressione per migliorare l’efficienza della lavorazione e diluire i prodotti finiti con sostanze più economiche.
Le segnalazioni provenienti dai mercati regionali indicano una crescente adulterazione dell’eroina, con miscele di caffeina, paracetamolo e polveri non identificate utilizzate per aumentare i profitti. Questo fenomeno ha sollevato preoccupazioni circa la comparsa di oppioidi sintetici più pericolosi, tra cui i nitazeni, che possono essere molto più potenti dell’eroina. Le agenzie internazionali hanno avvertito che queste sostanze potrebbero diffondersi ulteriormente, poiché le reti criminali cercano alternative alle tradizionali fonti di approvvigionamento di oppiacei.
di Redazione



