
Come spiegava lo zio di Johnny Stecchino, una delle piaghe della Sicilia è l’Etna, con rassegnazione se ne usciva dicendo: “Ma è la natura e non ci possiamo fare niente”. Dinnanzi all’ennesima “nevicata nera” però, l’isola e la città di Catania sono finite gambe all’aria. Che non la si chiami disgrazia, che non la si ammanti di eccezionalità perché da vent’anni a questa parte, se vogliamo rimanere nel contemporaneo, l’aeroporto di Catania Fontanarossa ha subito ben 70 chiusure.
Aeroporto di Catania e la tempesta perfetta
L’aeroporto internazionale di Catania, nonostante i roboanti numeri reclamizzati sui social (quando le cose vanno bene), rimane al centro delle polemiche a causa dei tanti e continui disagi. Grandi numeri devono avere, come conseguenza, grandi capacità di gestione e di progettazione e duole dirlo, l’aeroporto di Catania ha carenza di ambedue e soprattutto di professionalità.
Vero che i dirottamenti su Comiso, Palermo e Trapani sono in capo alle compagnie, ma è altrettanto vero che non si fa nulla per rendere vivibile l’attesa, l’ansia e l’ignoto al quale vanno incontro i passeggeri. I disagi, per i novelli Ulisse, sono sempre gli stessi.
Il silenzio della politica e la boutade di Musumeci
In risposta all’emergenza cenere vulcanica all’aeroporto di Catania, il presidente della regione Sicilia, Renato Schifani trova la favella e annuncia treni da Catania per Palermo (tre ore di viaggio su ferrovie risalenti ai Borboni).
Poi arriva l’affondo dell’ex Presidente della Regione Siciliana nonché Ministro della Protezione Civile Nello Musumeci che, nella migliore tradizione italica dichiara: “Ad essere fuori posto non è il vulcano ma l’aeroporto”, per poi lanciarsi in un elenco di quanto detto e proposto quando lui sedeva negli scranni del potere della regione. Resta da capire, in ambedue i casi, cosa si voglia fare in futuro.
Ipotesi nuovo aeroporto
Si è sempre discusso di un nuovo aeroporto che rendesse più agevole il disagio di dover traslocare da Catania a Comiso, Palermo e Trapani. La Sicilia ha delle infrastrutture vetuste, ma ancora si parla e si bruciano soldi per il famigerato progetto del Ponte sullo Stretto.
Le possibili zone dove far nascere il fantomatico aeroporto sono Val Dittaino, San Filippo del Mela, Caltanissetta o Agrigento (zone in perenne affanno per le strade disastrate e la mancanza cronica di acqua). Al momento la soluzione è affidata all’ingegno e alla pazienza dei viaggiatori che, abbandonati anche dalle compagnie aree (tranne rare eccezioni), si trovano costretti o a perdere il viaggio, oppure ad imbarcarsi su un pullman (quando ce n’è qualcuno), pazientare in attesa di un treno oppure pagare cifre folli ai soliti sciacalli. Di soluzioni reali, al momento, nessuna traccia.
di Sebastiano Lo Monaco



