Abusi e diritti violati nelle carceri israeliane

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di Manuela Comito

Secondo quanto reso noto dall’Ahrar Center for Prisoners Studies, un’autorevole organizzazione per i Diritti Umani palestinese, le autorità israeliane detengono illegalmente circa 540 prigionieri nelle loro carceri, abusando impunemente della pratica della detenzione amministrativa, in palese violazione delle leggi internazionali. In un comunicato diramato dal Centro Ahrar venerdì 26 settembre si legge che negli ultimi sei anni si è verificato un allarmante aumento del numero dei prigionieri palestinesi sottoposti a tale pratica; aumento che ha raggiunto il suo culmine proprio nelle ultime tre settimane, quando le autorità israeliane hanno rinnovato il fermo a 70 prigionieri e trasferito in regime di detenzione amministrativa decine di altri detenuti.

Secondo il Centro Ahrar, il reale motivo per cui Israele utilizza in maniera tanto sconsiderata quanto illegale la pratica della detenzione amministrativa, è di eliminare i leaders palestinesi e i giovani dalla società per il maggior tempo possibile. La detenzione amministrativa è una procedura applicata in casi eccezionali, laddove sia in pericolo la sicurezza dello Stato. Al detenuto viene negato il diritto di conoscere il proprio capo d’imputazione, non può consultare il proprio avvocato, né può ricevere visite dei familiari. Una misura tanto restrittiva ha delle applicazioni molto specifiche e limitate.

Nonostante ciò, le autorità israeliane hanno fatto ampio ricorso a questa pratica fin dalla nascita dello Stato d’Israele nel 1948. La detenzione amministrativa attuata dalle autorità israeliane viola molti standard internazionali, in particolare gli articoli 49 e 76 della Quarta Convenzione di Ginevra. Ma questo non basta perché la Comunità Internazionale prenda dei provvedimenti seri e agisca con fermezza. Almeno fino ad oggi, la politica israeliana è rimasta impunita, suscitando nient’altro che una condanna puramente formale e la solita, ipocrita indignazione che mortifica le vittime di tanta barbarie e rende carta straccia le leggi internazionali.

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