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A Cipro l’ultimo muro d’Europa

di Salvo Ardizzone

Nel luglio scorso è caduto il 40° anniversario dell’invasione turca di Cipro, e il 16 agosto l’inizio della separazione della Linea Verde, l’ultimo muro ufficiale d’Europa (di effettivi ce ne sono anche troppi, ma è un altro discorso) che divide turco-ciprioti da greco-ciprioti, coi caschi blu della missione Unficyp a vigilare.

Allora, un colpo di Stato militare di ultra nazionalisti greci, fomentato dal regime dei Colonnelli allora al potere ad Atene, aveva rovesciato il legittimo governo dell’arcivescovo Makarios, sfuggito avventurosamente alla morte durante il golpe. Con l’appiglio degli accordi di Zurigo, stretti nel 1960, al momento dell’indipendenza dell’isola dall’Inghilterra, fra Grecia, Turchia e l’ex potenza coloniale, Ecevit, il Primo Ministro turco, invase il nord dell’isola per tutelare i turco-ciprioti. Fra luglio e agosto fu una stagione di sangue; a prezzo di centinaia di morti l’Esercito turco ebbe ragione dei militari greci e della Guardia Nazionale Cipriota, ma, dall’una e dall’altra parte, s’avviò una pulizia etnica che vide almeno 175mila greco-ciprioti e circa 50mila turco-ciprioti a fuggire chi al sud chi al nord, abbandonando tutto fra violenze e massacri. 

Oggi, dopo quarant’anni, l’isola è ancora divisa in due, con al nord la Repubblica Turca di Cipro, riconosciuta solo dalla Turchia, che copre un terzo dell’isola e a cui fanno la guardia circa 20mila militari turchi; in mezzo c’è la Linea Verde, 350 km quadrati che spaccano l’isola, con a tutt’oggi 860 militari dell’Onu a vigilare; a sud la Repubblica di Cipro, l’unica riconosciuta a livello internazionale ed accolta anche nell’Eurozona della Ue.

La popolazione vorrebbe lasciarsi dietro questa storia di odio che dura da troppo tempo, superando l’empasse e trovando un accomodamento che getti le basi di uno Stato federale fra le due entità politiche, sul modello del Belgio o della Svizzera; in questo senso fra i governi delle due entità s’era trovato un accordo già a febbraio. Ma i problemi che si mettono in mezzo sono tanti, in parte interni, ma nella maggioranza esterni, posti da chi da questa situazione ha tutto da guadagnare.

Per primo c’è il problema dei profughi e del risarcimento dei beni che furono costretti ad abbandonare; è una faccenda spinosa, in cui s’innesta quella dei tanti “coloni” fatti affluire dalla Turchia e immessi nei terreni e nelle case dei greco-ciprioti costretti a fuggire. La Corte Europea dei Diritti Umani ha di recente emesso una sentenza, tutto sommato equilibrata, che imporrebbe alla Turchia un risarcimento (abbastanza moderato) a chi è stato costretto ad abbandonare tutto, ma Erdogan ha fatto dichiarare che essa non pagherà nulla, perché disconosce il Governo della comunità greco-cipriota; cavalcando a fini elettorali (e per il proprio smisurato narcisismo) la vecchia bestia del nazionalismo, ha di fatto bloccato ogni ulteriore accordo.

Inoltre, il mini Stato, negli anni è divenuto una sorta di comoda Tortuga per i capitali opachi degli oligarchi russi e di mezzo Mediterraneo, fino ad essere costretto a ricorrere agli aiuti della Ue per non dichiarare il default; una integrazione della Repubblica Turca di Cipro in un unico Stato federale non può essere vista bene da chi ha lucrato da una simile situazione (e sono stati in tanti, alle spalle della popolazione).

E ancora, c’è la faccenda delle basi inglesi: nel 1959, Londra, nell’ambito degli accordi di Zurigo, prima di lasciare l’isola s’è riservata la sovranità su due aree, Akrotiri e Dhekelia; complessivamente 254 chilometri quadrati dirimpetto al Medio Oriente, dove Regno Unito e chi per lui (leggi Usa) sono arbitri di fare ciò che vogliono. Al momento vi sono stanziati ufficialmente 2.500 militari, ma quelle basi, ove peraltro è allocato uno dei più grandi complessi di ascolto e intercettazione al mondo, sono un inestimabile strumento di proiezione di potenza al servizio degli interessi anglosassoni (leggi ancora Usa), in una delle zone più cruciali del pianeta. 

Infine c’è da tener conto che, negli scorsi anni, nel mare della costa sud dell’isola sono stati scoperti importanti giacimenti di gas (uno dei quali, l’Aphrodite, da solo conta almeno 200 Mld di metri cubi di riserve stimate), suscettibili di ulteriori ampliamenti. E anche questa ricchezza entra nel conto.

Tutti questi sono interessi agiti da soggetti esterni, Stati, multinazionali o lobby che siano, che nulla hanno a che vedere con la volontà dei ciprioti d’avere finalmente pace dopo tanto tempo, di unirsi e percorrere la propria via di sviluppo, d’avere la propria autodeterminazione vera insomma. Quella che le è stata, nella realtà, fin’ora negata. Storia vecchia, purtroppo.

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