EconomiaEuropa

Unione Europea: autosabotaggio sul gas russo

L’Unione Europea è in piena crisi di identità, aggravata dal conflitto in Ucraina e dalla decisione di sanzionare (20 pacchetti) la Russia di Putin. Sono anni che, in un continente frammentato e mai unito su qualcosa che possa tornargli utile, si parla con ferrea determinazione di rinunciare all’energia russa.
Quello che sino adesso si è ottenuto, al contrario, è mandare gambe all’aria l’economia delle nazioni europee e di privarsi dell’energia a buon mercato.

Commissione von der Leyen e la fossa in cui è caduta

La seconda commissione è riuscita a fare peggio della prima, cosa non facile, scavando la fossa all’industria europea e aprendo le porte alla deindustrializzazione. L’affrancamento dal gas russo dovrebbe arrivare nel 2027 ma, nella realtà, il gas continua ad arrivare. In tutto ciò, Bruxelles, in evidente imbarazzo è costretta ad ammettere l’incremento. Nonostante la decisione del presunto affrancamento, la commissione europea si vanta di aver ridotto la dipendenza dal gas russo che rappresentava il 45% delle importazioni totali nel 2021 e il 12% nel 2025.

Il gioco delle tre carte

Quello messo in atto dalla banda von der Leyen è un gioco di prestigio, forse più da magliari, perché ha imposto lo stop al gas russo che arriva tramite gasdotto, in quantità enormi, a prezzo concordato per acquistare GNL che viene trasportato via nave, scaricato nei porti, rigassificato e poi rimesso nella rete europea.

Costa molto di più e l’approvvigionamento è molto più difficoltoso e soggetto alle oscillazioni di mercato e delle condizioni geopolitiche come il blocco di Hormuz. Rimane memorabile la scena in cui la von der Leyen, quasi in ginocchio dinnanzi a Trump, acconsentì ad acquistare GNL americano per un totali di 750miliardi di dollari in tre anni.

La russofobia e la stupidità dell’Unione Europea

La Russia, ad oggi, è il secondo fornitore di GNL ai Paesi UE con una quota del 17%, il triplo rispetto al 6% del Qatar e il 6% della Nigeria. La russofobia e le sbruffonate che ne conseguono, culminano nella scelta di rinunciare ad un gas infinito ed economico che arrivava in Europa tramite i gasdotti russi, lo andiamo a comprare a prezzi di mercato da nazioni “democratiche” come Algeria, Congo, Azerbaijan. In Italia, questo comporta una maggiore spesa per famiglia corrispondenti a mille euro nel 2026, con picchi di 1.200/1.300 euro per i nuclei con figli e maggiori consumi.

Sarebbero quasi 29 i miliardi di euro che le famiglie e imprese dovrebbero sostenere per far fronte ai rincari di luce, gas e carburante, con la fetta principale riguardante benzina e diesel. Un flop sul fronte energetico è un suicidio della politica industriale, estera e ambientale.

di Sebastiano Lo Monaco

Mostra altro

Articoli correlati

Lascia un commento

Pulsante per tornare all'inizio

IlFaroSulMondo.it usa i cookies, anche di terze parti. Ti invitiamo a dare il consenso così da proseguire al meglio con una navigazione ottimizzata. maggiori informazioni

Le attuali impostazioni permettono l'utilizzo dei cookies al fine di fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Se continui ad utilizzare questo sito web senza cambiare le tue impostazioni dei cookies o cliccando "OK, accetto" nel banner in basso ne acconsenterai l'utilizzo.

Chiudi