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Iran: una tregua utile a far rifiatare Usa e Israele

Iran – A discapito delle roboanti e farneticanti esternazioni di Donald Trump, nella notte tra martedì 7 e mercoledì 8 aprile niente è successo. Nessuna civiltà è stata cancellata, nessuna pioggia di missili si è abbattuta sul territorio iraniano. Quella che è arrivata, un quarto d’ora prima della fine dell’ultimatum, è la richiesta di una tregua di quindici giorni che, nei fatti, lascia tutto com’è. Anzi no.

Dopo l’accordo arrivano i massacri israeliani in Libano

Le condizioni dell’accordo lasciano credere che sia fragile; non è un caso che Israele abbia compiuto, subito dopo l’ufficialità del presunto accordo, il più feroce bombardamento sul Libano. Le immagini che arrivano da Beirut sono apocalittiche.

Come era facile prevedere i sionisti non hanno nessun interesse ad accettare una tregua, né tantomeno una qualsiasi forma di pace. Il mattatoio in atto non avrebbe avuto inizio se non fosse stato per i desiderata di Netanyahu che, senza la guerra, sarebbe un uomo finito. Israele con il suo fanatismo, con il suprematismo etnico è la vera minaccia contro qualsiasi forma di tregua e una minaccia esistenziale per il mondo intero.

Iran: condizioni fragili o quasi inesistenti

L’accordo raggiunto tra Iran e Stati Uniti dovrebbe durare 15 giorni. Puntualmente, dell’accordo esistono diverse versioni. Per la propaganda americana, l’Iran è stato costretto ad accettare il cessate il fuoco a causa dei continui attacchi. Poi c’è la verità, acerrima nemica di Usa e Israele: gli americani sono stati costretti ad accettare l’accordo a causa della vigorosa difesa iraniana. La struttura militare di Usa e Israele è al collasso. L’accordo rappresenterebbe una chiara sconfitta per gli yankee.

I punti messi sul tavolo sono dieci e sono i seguenti:
1) Gli Stati Uniti si impegnano in maniera fondata a garantire l’assenza di aggressione.
2) L’Iran manterrà il controllo sullo Stretto di Hormuz.
3) Si riconosce la possibilità dell’arricchimento dell’uranio.
4) Si revocano tutte le sanzioni primarie.
5) Si revocano tutte le sanzioni secondarie.
6) Si annullano tutte le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza.
7) Scongelamento dei fondi iraniani.
8) Risarcimento all’Iran per i danni subiti.
9) Ritiro di tutte le guarnigioni americane dalla regione.
10) La guerra deve essere fermata su tutti i fronti dove sono impegnate le fazioni della Resistenza.
Ora, leggendo i punti, appare chiaro che se venissero accettati in toto si potrebbe parlare di capitolazione della “Coalizione Epstein.”

La pressione della Cina, rimasta dietro le quinte, è stata di fondamentale importanza nella conduzione della trattativa. Un attore rimasto nascosto ma con enormi interessi nella zona; resta da vedere cosa farà l’entità sionista che ha remato, sin da subito, contro l’accordo.

di Sebastiano Lo Monaco

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