Cuba tra gioco di potere Usa e lotta per la sovranità

L’ultima ondata di tensioni tra Stati Uniti e Cuba si è sviluppata sotto il peso di un blocco petrolifero in rapido intensificarsi, un’escalation che i critici descrivono come una moderna estensione del consolidato dominio emisferico di Washington.
Secondo recenti resoconti, il blocco ha causato gravi carenze di carburante, costretto a terra gli aerei e spinto Cuba verso un’emergenza umanitaria. I blackout sono diventati routine e i servizi essenziali, dagli ospedali ai trasporti pubblici, sono al limite del collasso. Per i governi e gli analisti critici della politica statunitense, questo non è un effetto collaterale accidentale delle sanzioni, ma il risultato voluto: un tentativo deliberato di destabilizzare l’isola interrompendone la fornitura energetica.
Cuba dopo Venezuela
La crisi si è aggravata dopo che gli Stati Uniti hanno rimosso dal potere il venezuelano Nicolás Maduro, un atto descritto come un rapimento. Il Venezuela è stato a lungo la principale fonte di petrolio sovvenzionato per Cuba e l’interruzione di tale fornitura, unita alle minacce di Washington di punire qualsiasi paese che osi vendere carburante all’Avana, è stata interpretata da molti Stati come una proiezione extraterritoriale di potere. A loro avviso, gli Stati Uniti non si stanno limitando a sanzionare Cuba; stanno anche cercando di controllare le relazioni commerciali di nazioni sovrane ben oltre i propri confini.
I funzionari cubani hanno respinto la narrazione di Washington con crescente chiarezza. Il presidente Miguel Díaz Canel ha condannato le misure definendole un “blocco energetico”, sostenendo che la crisi è il risultato di uno strangolamento esterno piuttosto che di una cattiva gestione interna. Il viceministro degli Ester, Carlos Fernández de Cossio, ha evidenziato la contraddizione tra i diplomatici statunitensi che negano ogni responsabilità e le dichiarazioni dello stesso presidente Trump, che riconosce apertamente che il blocco è progettato per privare Cuba di petrolio, denaro e delle funzioni economiche di base.
Per molti critici, l’intera strategia evoca la logica della Dottrina Monroe, la politica del XIX secolo che affermava la prerogativa di Washington di influenzare gli esiti politici nell’emisfero occidentale. L’attuale campagna di pressione – sanzioni, interdizioni di carburante e minacce contro stati terzi – si inserisce perfettamente in questo schema storico. Rafforza la percezione che gli Stati Uniti continuino a trattare l’America Latina non come una costellazione di nazioni sovrane, ma come una sfera strategica in cui i governi dissenzienti devono essere isolati, indeboliti o sostituiti. Il blocco, sostengono i critici, è un esempio lampante di quel comportamento interventista a cui i pensatori regionali hanno cercato di opporsi per oltre un secolo.
Situazione umanitaria si aggrava
Nel frattempo, le conseguenze umanitarie si stanno aggravando. I resoconti descrivono ospedali che faticano a funzionare senza un’elettricità affidabile, famiglie che ricorrono a legna e carbone per cucinare e compagnie aeree che sospendono i servizi a causa della scomparsa del carburante per aerei. I funzionari delle Nazioni Unite hanno lanciato l’allarme su un potenziale “collasso umanitario” se il blocco continua. Per i Paesi che si oppongono all’egemonia statunitense – tra cui gli alleati di lunga data di Cuba come il Venezuela, così come gli stati del Sud del mondo – la situazione di Cuba è emblematica di un modello più ampio: sanzioni unilaterali, tattiche di cambio di regime e l’uso delle difficoltà economiche come strumento di leva geopolitica.
Da questa prospettiva, la crisi non è semplicemente una carenza energetica, ma una lotta per il futuro della sovranità nelle Americhe. La domanda ora è se Cuba riuscirà a resistere alla pressione e se altre nazioni continueranno a sfidare le minacce di Washington fornendo aiuti e carburante. La risposta determinerà non solo il destino immediato dell’isola, ma anche il più ampio equilibrio di potere in una regione in cui la lotta tra egemonia e indipendenza non si è mai veramente conclusa.
di Redazione



