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Jeffrey Epstein era legato al Mossad?

Da quando lo scandalo Jeffrey Epstein è esploso di fronte all’élite americana e mondiale, il nome del defunto miliardario è rimasto sinonimo di jet privati, contatti politici di alto livello e orribili crimini sessuali commessi sulla sua isola privata, Little St. James. Tuttavia, gli interrogativi emersi dopo la sua morte in cella nel 2019 non si sono limitati ai reati penali o al fallimento del sistema giudiziario; hanno rapidamente virato verso un argomento più delicato: Epstein faceva parte di una rete di intelligence che esercitava influenza per uno Stato straniero, in particolare Israele?

Con il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti che ha pubblicato milioni di pagine di documenti giudiziari e la crescente pressione da parte degli ambienti politici – in particolare all’interno dei circoli conservatori americani e dei movimenti dei sopravvissuti a Epstein – questa questione è riemersa con forza nel dibattito pubblico. Sebbene questi documenti non rivelano una “lista di clienti” o prove legali di un sistematico schema di estorsione sponsorizzato dallo Stato, confermano la profondità dei rapporti personali e commerciali che Epstein aveva coltivato con politici e imprenditori negli Stati Uniti e all’estero.

Un tema centrale di questa narrazione ruota attorno all’idea che l’isola di Epstein non fosse semplicemente un palcoscenico per trasgressioni morali, ma potrebbe essere stata utilizzata, secondo alcuni investigatori e giornalisti investigativi, come una classica trappola per raccogliere informazioni compromettenti su personaggi influenti – una tattica nota nel mondo dell’intelligence come “trappola del miele”. Tuttavia, anche nei loro rapporti più recenti, gli organi investigativi statunitensi, principalmente l’FBI e il Dipartimento di Giustizia, non hanno fornito prove legali di una diffusa operazione di estorsione o di una gestione diretta di intelligence di queste attività.

Il ruolo di Israele

Sebbene alcune note interne suggeriscano che Israele sia stato menzionato in contesti analitici come “potenziale fonte di influenza”, non è così. I sospetti di coloro che condividono questa visione sono rafforzati se si considera Ghislaine Maxwell, stretta collaboratrice di Epstein e figlia del magnate dei media britannico Robert Maxwell. Quest’ultimo è avvolto nel sospetto dalla sua misteriosa morte nel 1991, avvenuta dopo una caduta dal suo yacht: una morte ufficialmente registrata come incidente derivante da infarto e annegamento. Tuttavia, libri e indagini – tra cui “Robert Maxwell, la superspia di Israele” – gli hanno attribuito un ruolo di intelligence per conto di Israele fin dagli anni ’70, menzionando il suo contributo allo smascheramento di Mordechai Vanunu nel 1986, dopo aver informato l’ambasciata israeliana a Londra, e il suo presunto coinvolgimento nella vendita di una versione “modificata” del programma spyware PROMIS, dotato di una backdoor israeliana.

Il suo funerale di Stato a Gerusalemme, a cui hanno partecipato il Primo Ministro Yitzhak Shamir, il Presidente Chaim Herzog ed ex capi dell’intelligence, è sempre stato citato come prova dei suoi stretti legami con l’establishment israeliano. In questo contesto, alcuni ricercatori ritengono che Epstein, che avrebbe fornito assistenza finanziaria a Maxwell negli anni ’80 prima di legarsi in seguito alla figlia Ghislaine, potrebbe aver fatto parte di una rete informale di relazioni durata decenni. Testimonianze attribuite ad Aryeh Ben-Menashe, che si identifica come un ex agente del Mossad, suggeriscono che Epstein e Ghislaine lavorassero per l’agenzia all’epoca, e che Epstein fosse considerato all’interno degli uffici di Maxwell una “risorsa dell’intelligence”. Tuttavia, queste affermazioni non sono state supportate da documenti ufficiali americani o israeliani, e la stessa Ghislaine Maxwell ha dichiarato di non credere che Epstein fosse un agente del Mossad.

Rapporti tra Jeffrey Epstein ed Ehud Barak

Da Ehud Barak al Mega Investment Group, l’attenzione dei media si è intensificata anche riguardo al rapporto di Epstein con l’ex Primo Ministro israeliano Ehud Barak. In seguito alle rivelazioni di frequenti visite alla casa di Epstein a New York e persino sull’isola stessa, Barak ha riconosciuto la relazione, ma ha insistito sul fatto che fosse puramente commerciale e accademica, negando qualsiasi collegamento con attività illegali. Tuttavia, successivi documenti giudiziari hanno dimostrato che i due uomini hanno continuato a comunicare per anni, lasciando la porta aperta a interpretazioni senza fornire una risposta giuridica definitiva.

A questo quadro si aggiungono i legami di Epstein con il miliardario americano Les Wexner, associato al Mega Group, una rete di imprenditori nota per il suo sostegno a Israele, una rete utilizzata anche per alimentare teorie sull’intreccio tra denaro, politica e attività informali transfrontaliere. Di fronte a questo torrente di speculazioni, la risposta ufficiale israeliana è stata dura, liquidando le accuse come semplici “teorie del complotto”. I media israeliani, da parte loro, hanno trattato questi resoconti come teorie del complotto politicamente motivate o antisemite, concentrandosi sulla mancanza di prove legali e sul contesto politico interno americano, comprese le tensioni legate alla guerra di Gaza e il ritardo nella pubblicazione dei documenti di Epstein.

I media israeliani

Giornali come Haaretz, The Times of Israel e The Jerusalem Post hanno ripetutamente sottolineato la smentita di Bennett e collegato la recrudescenza di queste storie ai conflitti interni negli Stati Uniti, in particolare tra le fazioni conservatrici irritate dalla gestione dei documenti da parte del Dipartimento di Giustizia. Al contrario, la principale stampa internazionale è apparsa più riservata. Media come il New York Times e la rivista Time si sono limitati a presentare i fatti accertati – visite, rapporti commerciali, corrispondenza – sottolineando che queste informazioni non costituivano la prova di un’operazione di intelligence. Hanno messo in guardia dal saltare a conclusioni affrettate senza un supporto legale e hanno ricordato ai lettori la delicatezza di accuse che potrebbero essere interpretate come antisemite se non supportate da prove rigorose.

Morte Jeffrey Epstein rimane il capitolo più enigmatico

D’altro canto, piattaforme mediatiche alternative come Electronic Intifada e Substack hanno dato maggiore risalto alla narrazione dell’intelligence, suggerendo che la mancanza di prove pubbliche potrebbe essere essa stessa il risultato di un insabbiamento. Agente o “appaltatore” dell’intelligence? In questo dibattito, coesistono tre principali interpretazioni del personaggio di Epstein: una lo vede come uno strumento diretto di un’agenzia di intelligence straniera, un’altra come una figura influente che vende informazioni al miglior offerente e una terza lo colloca nella categoria di un miliardario che ha sfruttato i suoi legami politici, anche con Israele, per ottenere una protezione informale dai procedimenti giudiziari.

I documenti pubblicati dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, rivelano che Jeffrey Epstein ha tentato, nella sua corrispondenza, di arruolare individui con un passato nell’intelligence israeliana per condurre le proprie indagini. Ciò porta alcuni ricercatori a favorire l’ipotesi della “relazione contrattuale” rispetto alla “subordinazione organizzativa”.

In definitiva, la morte di Jeffrey Epstein in prigione nel 2019 rimane il capitolo più enigmatico. Molti ritengono che il suo sospetto “suicidio” fosse una necessità di sicurezza per chiudere un vaso di Pandora di segreti che avrebbero potuto mandare in frantumi consolidate relazioni di intelligence internazionale. Se Epstein era davvero una risorsa del Mossad alle spalle di Washington, la sua morte ha garantito che questa risorsa rimanesse incastonata, nascondendo la mano che la brandiva. Che fosse un agente ufficiale o un informatore al loro servizio, l’ombra della sua isola continuerà a perseguitare l’élite politica, a testimonianza di un’epoca in cui le reti di ricatto dell’intelligence si intrecciavano con i piaceri del potere.

di Redazione

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