
L’Italia lavorativa non attrae e nello stesso momento manda via i suoi figli migliori. Oltre la metà dei giovani tra i 18 e i 34 anni, prende in considerazione la possibilità di andare a vivere all’estero per almeno tre mesi, realtà dove le offerte di lavoro sono congrue e le possibilità di carriera reali. La quota è la più alta tra i grandi Paesi europei e rappresenta un chiaro segnale: l’Italia è terra arida per i giovani ed è un luogo dove i sogni muoiono nel cassetto.
Si parla di “cervelli in fuga” e vedendo la situazione italiana e quella all’estero, appare evidente il motivo che spinge i giovani ad immaginare un futuro altrove. Maggiori opportunità di lavoro, maggiore riconoscimento dei diritti civili, miglior sistema di welfare e, non deve meravigliare, all’estero ad avvantaggiarsi di questi fattori sono principalmente le donne; non a caso sono le donne ad indicare come mancanza di un welfare state la motivazione principale a lasciare tutto e partire.
In parole semplici: non si parte per esplorare ma per cercare ciò che manca. Inoltre, l’Italia, non è un Paese appetibile e nessuno dei Paesi europei la vede come tale. Solo un giovane italiano su dieci ritiene che l’Italia offra maggiori possibilità rispetto agli altri Paesi europei. La meta preferita? La Germania per il 70% dei giovani italiani.
Italia, la fragilità di un sistema arcaico
La situazione di fragilità del sistema Italia emerge quando viene chiesto ai giovani di immaginarsi a 45 anni. Meno di uno su tre è certo di avere un lavoro, la quota cresce al diminuire del titolo di studio.
A preoccupare dovrebbe essere il confronto “storico”: rispetto al 2018 le aspettative sono nettamente diminuite. Peggiora anche il quadro del lavoro perché, se dato per probabile, cambia radicalmente la qualità a seconda che ci si immagini in Italia o all’estero. Inutile proporre ricette per cambiare la situazione, la politica stagna in questa situazione perché vede nei disoccupati una fonte di preferenze.
di Sebastiano Lo Monaco



